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Facile e divertente, la Bmw R 1250 GS strizza l’occhio a tutti

Il nuovo motore a fasatura variabile è elastico e offre buone prestazioni

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La Bmw R 1250 GS ha una marcia in più. Virtuale. Occhi sgranati e sorriso stampato per la sorpresa. È questa l’impressione di chi la guida per la prima volta, arrivando dall’esperienza di un 1200 GS anno 2012, l’ultimo prodotto dalla casa delle due eliche con raffreddamento ad aria e liquido. Motore che dà grandi emozioni, ma vuole essere guidato. Mano esperta, risposta adeguata.

La 1250 ribalta la situazione. È facile da guidare, scivola via come un ferro da stiro sulla seta. Incollata alla strada, ti lascia fare tutto ciò che desideri. Prende velocità in pochissimo tempo, ma in città può essere guidata con un filo di gas.

L’elasticità

Una marcia in più, dicevamo. Tranquilli, il cambio è sempre a sei innesti, ma l’elasticità fa impressione. Merito del motore a fasatura variabile, che concede 143 Nm di coppia. Facciamo un esempio: rotonda ampia, da strada provinciale, entrata a 50 chilometri l’ora, uscita a 45, gas aperto in modo progressivo e ripresa con borbotii minimi e senza impuntamenti. Una marcia in più, appunto, della solita quinta (a volte, anche la quarta) usata sui 1200.

Questo fa capire quanto sia versatile la 1250, pronta a rispondere con un’accelerazione da cardiopalmo (da zero a cento in 3 secondi e 6 decimi), ma anche disposta a un’andatura brachicardica, quando il pilota lo desidera. In poche parole, la 1250 si lascia guidare da chiunque. Mette a proprio agio chi ha qualche insicurezza, lasciando piegare e tenendo l’assetto anche quando c’è un cambio di impulso o una correzione di rotta. Merito anche della posizione di guida, migliorata rispetto alla GS 1200 del 2012. Frizione leggera (con il pacchetto che prevede il cambio elettroattuato) e seduta comoda fanno macinare chilometri senza troppe preoccupazioni. Per chi fa tanta autostrada, c’è la possibilità di acquistare un pacchetto “confort” con il cruise control. Altra comodità.

La GS 1250 vuole essere per tutti e lo fa vedere anche nei particolari. Come il cruscotto digitale, che offre una miriade di informazioni. Assiste il pilota in tutto, non vuole dargli pensieri. E così, all’accensione c’è persino la linea del fuorigiri spostata a quota 5 mila anziché al limite dei 9 mila consentito dal motore da 136 cavalli. Mano a mano che il motore si scalda, la linea si sposta verso il limite massimo, lasciando al pilota il piacere di decidere come guidare la moto.

Difetti? Difficile trovarne. Ma proviamo a impegnarci. Per chi è abituato agli specchietti rotondi, quelli sportivi “a freccia” richiedono un po’ di abitudine. L’inserimento della prima, poi, causa un leggero sobbalzo in avanti della moto, anche con la leva della frizione tirata al massimo. E poi, c’è il cavalletto laterale: ha una corsa non troppo spinta in avanti e questo potrebbe favorire scivolamenti accidentali. Meglio inserire il cavalletto laterale (ma è buona norma farlo sempre) con la prima inserita, per evitare rotolamenti delle ruote e conseguente caduta della moto.

Notizia e Foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
19/11/2019 06:11:22


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