Gli Usa puntano ad unità navali armate di missili contro velivoli senza pilota ed elicotteri

Piattaforme navali senza equipaggio per contrastare minacce aeree
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta accelerando la ricerca di piattaforme navali senza equipaggio capaci di contrastare minacce aeree attraverso sistemi missilistici, sensori integrati e architetture di comando e controllo compatibili con le esigenze operative della Marina. Il programma SWAP-USV (Suitable Warfighting Adaptive Payloads for Unmanned Surface Vessels), coordinato dalla Defense Innovation Unit (DIU), punta a individuare imbarcazioni autonome o a controllo remoto già sufficientemente mature per essere sottoposte a valutazione militare e, in caso di esito positivo, avviate verso un impiego operativo in tempi ridotti.
La nuova fase della competizione, denominata Sprint 2, risponde all’esigenza di ampliare le capacità di difesa antiaerea distribuita contro velivoli senza pilota, elicotteri e altre minacce a bassa quota. L’obiettivo è affiancare alle unità navali convenzionali piattaforme di dimensioni contenute, dotate di armamenti e apparati di sorveglianza, in grado di operare con un equipaggio non imbarcato e sotto supervisione umana. Il requisito privilegia soluzioni tecnologiche già disponibili, limitando la dipendenza da programmi di sviluppo completamente nuovi e puntando sulla rapida integrazione di componenti esistenti.
Cosa sappiamo
Le specifiche della Sprint 2 prevedono unità con un’autonomia operativa di almeno 200 miglia nautiche, equivalenti a circa 370 chilometri, e una velocità minima di 10 nodi, pari a circa 18,5 km/h. Un requisito centrale riguarda la capacità di ingaggiare bersagli aerei oltre le tre miglia nautiche, corrispondenti a circa 5,6 chilometri. Le piattaforme dovranno inoltre dimostrare capacità di navigazione autonoma, pattugliamento, mantenimento della posizione e prevenzione delle collisioni, sia in prossimità della costa sia in ambiente marittimo aperto.
Il ventaglio di armamenti preso in considerazione comprende quattro principali categorie. La prima include il missile AGM-114L Longbow Hellfire, dotato di un sensore radar a onde millimetriche, e l’AGM-179 Joint Air-to-Ground Missile (JAGM), che combina guida radar a onde millimetriche e guida laser semiattiva. La seconda comprende razzi da 70 millimetri equipaggiati con il sistema di guida di precisione APKWS (Advanced Precision Kill Weapon System), concepito per trasformare razzi non guidati in munizionamento a guida laser. La terza contempla sistemi d’arma a controllo remoto con missili Stinger, mitragliatrici stabilizzate o laser ad alta potenza. Una quarta categoria ammette ulteriori armamenti già sviluppati, purché rispondano ai requisiti di difesa antiaerea in ambiente marittimo.
La differenziazione degli effettori consente di valutare soluzioni con portate, capacità distruttive e costi d’impiego differenti. I missili guidati possono offrire prestazioni adeguate contro specifiche categorie di bersagli, mentre le munizioni APKWS potrebbero rappresentare un’opzione meno onerosa contro determinati velivoli senza pilota. L’effettiva convenienza operativa dipenderà tuttavia dalla natura della minaccia, dalla probabilità di intercettazione, dalla disponibilità di munizioni e dalla capacità del sistema di individuare e seguire il bersaglio con precisione. L’integrazione degli armamenti su uno scafo senza equipaggio richiede inoltre la compatibilità fra sensori, sistemi di controllo del tiro, stabilizzazione della piattaforma e procedure di sicurezza.
Sensori e controllo umano sulle operazioni
L’armamento rappresenta soltanto una parte del progetto. Le imbarcazioni dovranno funzionare come nodi mobili di sorveglianza e difesa, capaci di raccogliere dati, trasmetterli ai centri di comando e mantenere una condotta autonoma durante le fasi di navigazione. La DIU richiede sensori con copertura a 360 gradi, in grado di rilevare, identificare e seguire bersagli aerei anche in presenza di moto ondoso, traffico marittimo e interferenze ambientali.
Le unità dovranno poter seguire rotte predefinite, effettuare pattugliamenti, mantenere una posizione assegnata e prevenire collisioni con altre imbarcazioni. La capacità di ingaggiare sistemi aerei senza pilota appartenenti ai Gruppi 1, 2 e 3, oltre a elicotteri e altri velivoli a bassa quota, dovrà essere dimostrata a distanze superiori alle tre miglia nautiche. La possibilità di affrontare anche droni di Gruppo 5 è indicata come obiettivo auspicabile, ma non costituisce necessariamente un requisito minimo per tutte le proposte.
Il programma prevede l’integrazione con Project AVO (Autonomous Vehicle Orchestrator), piattaforma destinata a coordinare i movimenti dei veicoli autonomi e a distribuire le informazioni operative. Gli operatori potranno supervisionare la navigazione, ricevere i dati dei sensori e autorizzare l’impiego delle armi. La gestione autonoma della rotta non comporterà quindi una delega completa delle decisioni letali: le procedure di armamento, lancio, disarmo e interruzione dell’ingaggio dovranno rimanere sottoposte al controllo umano.
Questa distinzione consente di separare l’autonomia della piattaforma dalle decisioni relative all’uso della forza. Il drone navale potrà muoversi e mantenere la posizione con un intervento limitato dell’operatore, mentre l’autorizzazione all’impiego dell’arma resterà affidata al personale militare secondo regole operative e procedure di sicurezza definite.
Guerra elettronica, logistica e calendario delle prove
La capacità di operare in ambienti caratterizzati da disturbi elettronici sarà determinante. Le piattaforme dovranno continuare a navigare e a comunicare anche in caso di interferenze, oscuramento o manipolazione dei segnali satellitari. Per questo motivo, la competizione richiede sistemi di comunicazione ridondanti e soluzioni di navigazione alternative al solo posizionamento GNSS, vulnerabile a jamming e spoofing.
La Defense Innovation Unit (DIU), attribuisce rilievo anche alla trasportabilità e alla rapidità di reimpiego. Le imbarcazioni dovranno poter essere movimentate attraverso reti logistiche militari e commerciali, utilizzando container standard, rimorchi e velivoli da trasporto come C-130 e C-17. Tra gli obiettivi indicati figura inoltre la possibilità di effettuare il riarmo con un numero ridotto di operatori e senza infrastrutture complesse. Una simile configurazione consentirebbe di impiegare le unità da basi costiere, navi anfibie o installazioni avanzate.
La Sprint 2 prevede finanziamenti fino a 40 milioni di dollari per la fase competitiva. La documentazione indica inoltre fino a 200 milioni di dollari per eventuali accordi successivi destinati alla prototipazione, alla produzione o all’evoluzione dei sistemi selezionati. Tali cifre rappresentano stanziamenti potenziali collegati alla procedura e non equivalgono alla conferma di contratti di acquisto o di una produzione già autorizzata.
Le proposte dovranno essere presentate entro il 30 novembre 2026. I concorrenti selezionati dovranno dimostrare un sistema integrato entro 30 giorni dalla scelta preliminare. Le valutazioni operative sono previste all’inizio del 2027 presso Little Creek, in Virginia, e comprenderanno prove di navigazione, rilevamento, tracciamento, interoperabilità, sicurezza e integrazione degli armamenti. L’obiettivo indicato dal Pentagono è arrivare a una possibile disponibilità operativa avanzata entro 120 giorni dalla conclusione delle valutazioni, sempre subordinatamente al superamento dei test e alle successive decisioni di acquisizione.
Il programma risponde alla crescente diffusione di droni a basso costo impiegati in attacchi di saturazione. Le navi da guerra tradizionali dispongono di radar e missili sofisticati, ma l’utilizzo di intercettori costosi contro minacce economiche può determinare un rapido consumo delle scorte. Una rete di imbarcazioni armate senza equipaggio potrebbe aggiungere sensori e punti di fuoco distribuiti, proteggendo unità navali, forze anfibie e infrastrutture costiere senza concentrare tutte le capacità difensive sulle piattaforme con equipaggio.
Restano da verificare la resistenza degli scafi alle condizioni del mare, la precisione dei sistemi di controllo del tiro, la capacità di operare sotto attacco elettronico e la disponibilità di munizioni sufficiente per affrontare scenari prolungati. Nessun vincitore della Sprint 2 è stato ancora annunciato e non risulta confermata una capacità operativa già validata nell’ambito della competizione. Il programma rappresenta quindi una fase di selezione e sperimentazione, orientata a trasformare i droni navali da strumenti di sorveglianza in elementi mobili della difesa antiaerea statunitense.
Sensori, autonomia e resilienza nei domini elettromagnetico e digitale
L’efficacia delle imbarcazioni dipenderà dalla capacità di coordinare navigazione, sorveglianza e impiego degli armamenti attraverso un’architettura integrata di comando e controllo. Le specifiche della DIU richiedono copertura sensoriale a 360 gradi, identificazione positiva delle minacce e tracciamento continuo di bersagli aerei e di superficie, anche in presenza di disturbi prodotti dal moto ondoso, dal traffico marittimo e dalle interferenze ambientali. Le unità dovranno eseguire rotte predefinite, mantenere posizioni assegnate, pattugliare aree designate e modificare la propria condotta sulla base delle indicazioni degli operatori o degli obiettivi della missione.
Un elemento rilevante riguarda l’interoperabilità con Project AVO (Autonomous Vehicle Orchestrator), architettura destinata a coordinare i movimenti dei veicoli autonomi, la condivisione dei dati tattici e l’impiego remoto dei sistemi d’arma. La compatibilità con interfacce modulari di comando e controllo dovrà agevolare l’integrazione delle imbarcazioni nelle reti operative della Marina, consentendo agli operatori di ricevere informazioni provenienti anche da sensori esterni. La navigazione autonoma non equivale, tuttavia, all’autorizzazione automatica all’impiego della forza: la documentazione prescrive controlli umani sulle procedure di armamento, lancio, disarmo e interruzione della missione.
La resilienza elettronica costituisce un ulteriore parametro di valutazione. I sistemi dovranno mantenere capacità di localizzazione e navigazione anche quando i segnali dei sistemi satellitari globali di navigazione (GNSS) risultino indisponibili, degradati o manipolati mediante tecniche di spoofing. Sono inoltre richiesti collegamenti di comunicazione ridondanti, capaci di sostenere le funzioni essenziali durante interruzioni o degradazioni della connettività. Le prove operative dovranno verificare il comportamento delle piattaforme in condizioni di disturbo elettronico e durante transiti con navigazione satellitare compromessa.
La sostenibilità logistica rappresenta un requisito complementare. La DIU privilegia sistemi trasportabili mediante infrastrutture militari e commerciali ordinarie, inclusi container ISO da 20 e 40 piedi, rimorchi stradali e velivoli da trasporto come C-130 e C-17. È inoltre richiesta, come caratteristica auspicata, la possibilità di effettuare il riarmo con due operatori e attrezzature limitate. La combinazione di modularità, facilità di manutenzione e rapidità di ripristino potrebbe consentire il dispiegamento da installazioni costiere, unità anfibie e punti avanzati, riducendo la dipendenza da strutture portuali maggiori.
Sperimentazione e difesa distribuita
La Sprint 2 costituisce la seconda fase di una competizione articolata su dodici mesi e dedicata all’individuazione di capacità navali senza equipaggio immediatamente integrabili. La scadenza ufficiale per la presentazione delle proposte è fissata al 30 novembre 2026. I concorrenti selezionati dovranno essere pronti a dimostrare un sistema integrato entro 30 giorni dalla selezione preliminare. Il programma prevede successivamente verifiche tecniche e operative, con una fase di valutazione sul campo a Little Creek, in Virginia, della durata indicativa di tre settimane. Le prove riguarderanno la navigazione autonoma, la copertura dei sensori, la sicurezza degli armamenti, l’interoperabilità con Project AVO e la capacità di completare profili di missione in condizioni elettroniche degradate.
Per la seconda fase sono previsti premi fino a 40 milioni di dollari. La documentazione individua inoltre 200 milioni di dollari destinati a possibili accordi successivi per prototipazione, miglioramento dei sistemi e produzione. Si tratta di risorse potenziali associate alla competizione e alle eventuali procedure contrattuali successive, non della conferma di ordini già assegnati o di una produzione seriale autorizzata. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili capacità impiegabili in prima linea entro 120 giorni, subordinatamente alla maturità tecnologica, alle verifiche richieste e all’accettazione da parte dell’amministrazione militare.
Sul piano strategico, il programma affronta una criticità crescente nella difesa marittima: la disparità economica tra mezzi d’attacco relativamente economici e intercettori avanzati destinati a neutralizzarli. L’impiego sistematico di munizionamento costoso contro velivoli senza pilota di prezzo contenuto può ridurre rapidamente le scorte disponibili per minacce più complesse. Le imbarcazioni armate senza equipaggio potrebbero ampliare il numero di sensori e punti d’intercettazione a disposizione delle forze navali, distribuendo parte della capacità difensiva al di fuori delle unità maggiori. Questa configurazione è coerente con il principio delle operazioni marittime distribuite, che mira a ripartire le funzioni operative su più piattaforme per aumentare la flessibilità tattica e ridurre la concentrazione delle vulnerabilità.
L’effettivo contributo di tali sistemi dipenderà dalla capacità di operare in condizioni marittime avverse, mantenere un tracciamento affidabile dei bersagli, superare interferenze elettroniche e assicurare una disponibilità sufficiente di munizioni. La capacità di fuoco dovrà inoltre essere valutata in relazione alla profondità del caricatore, ai tempi di reingaggio, alla probabilità d’intercettazione e ai costi complessivi di esercizio. La competizione contempla anche la possibilità di contrastare minacce di superficie e altri obiettivi, ma la missione prioritaria della Sprint 2 rimane la difesa antiaerea in ambiente marittimo.
Alla data del 20 ottobre 2026, la procedura ufficiale risulta ancora aperta e non identifica un vincitore della Sprint 2. Non è pertanto possibile attribuire a una specifica piattaforma una capacità operativa già convalidata nell’ambito di questa fase. Il risultato atteso consiste nell’individuazione di sistemi maturi, producibili su scala e compatibili con le reti di comando militari, la cui eventuale introduzione potrà essere valutata soltanto sulla base delle prove, dei requisiti di sicurezza e delle successive decisioni di acquisizione.

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