Gianna Bianconi: La regina della “trifola”, da mezzo secolo a cercare tartufi

Cinquanta anni di onorata carriera alla ricerca del prelibato tartufo
La regina della “trifola”: da mezzo secolo a cercare tartufi, la cosa più bella del mondo. Lei si chiama Gianna Bianconi, 65 anni, nata a Gubbio e trapiantata con la famiglia a Pietralunga, da tutti conosciuta con il nome di “Nara”, proprio in questi giorni festeggia un inedito di primato di militanza nei boschi con il vanghino e cane al guinzaglio, la inseparabile “Fanny”: cinquanta anni di onorata carriera alla ricerca del prelibato tartufo che da queste parti, in alta umbria, cresce e spunta dal terreno tutto l’anno, anche se con un vezzo da campionessa della cerca lei dice di prediligere la prelibata e profumata “trifola” che fra poche settimane verrà celebrata a Città di Castello in tre week end nell’ambito della 46esima edizione del Salone Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, dal 31 ottobre al 1 novembre e poi il 7 e 8 ed il 14 e 15 Novembre. Nara è cresciuta a “pane e trifola” ed in famiglia fin da piccola ha sempre sentito parlare di fasi lunari, proverbi, aneddoti e racconti più o meno leggendari sulla storia dei cavatori, una vera e propria dinastia la sua destinata a proseguire in futuro. “La mia storia da tartufaia – precisa Nara con un pizzico di commozione - inizia 50 anni fa’ quando mi sono sposata. In famiglia, il bisnonno di mio marito grande tartufaio mi tramando’ la passione e iniziai ad andare con lui. Ho avuto tante soddisfazioni con belle raccolte e anche bei pezzi. Negli anni 90, lo ricordo bene, nei boschi di Apecchio in una sola buca trovai una trifola gigante di quasi due chili di peso e poi tanti altri di belli e grossi. Purtroppo dopo il covid ho dovuto rallentare per problemi di salute. Ma ancora oggi con la grande passione che ho non voglio arrendermi e mi faccio accompagnare da mio marito o dai figli quando hanno tempo e vado accanto a casa nei miei terreni a cercare il tartufo, no non voglio arrendermi”. Nara è sicuramente il simbolo della raccolta del tartufo a Città di Castello ed in altotevere dove da ottobre a dicembre nasce una trifola su tre in Italia, dove oltre 1.500 cavatori, “tartufai”, uomini e donne di tutte le età (Città di Castello è seconda dopo Forlì per numero assoluto) con più di tremila cani al seguito, sono il simbolo vivente e vincente di un’attività di ricerca dichiarata patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. I tesserini da tartufai rilasciati in Alto Tevere da Afor (Agenzia Forestale dell’Umbria) in aumento rispetto scorso anno confermano anche una costante crescita di donne pronte a vestire gli abiti del cavatore per tanti anni circoscritti agli uomini. Rimane invariato il numero di tesserini rilasciati ai giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni (13 sia nel 2025 che nel 2026) e complessivamente, in Alto Tevere, i tesserini validi sono 1775, considerando nuovi rilasci e tesserini rinnovati; il dato è in crescita rispetto a quello del 2025, quando al 10 ottobre erano 1750. Cinquanta anni fa Nara, appena quindicenne era forse la sola ragazzina che stava iniziando a praticare una attività secolare fra tutti uomini. “Bene, tutti bene – dice Nara - erano contenti, mi hanno rispettata, avevano accortezze per me, cercavano di non invadere la mia zona perché io ho fatto sempre la mia zona, nel mio terreno praticamente.” In mezzo secolo di attività da tartufaia però Nara una bella storia da raccontare che sintetizza le nozze d’oro con il tartufo ce l’ha. “Avevo i bambini piccoli e sono uscita una mattina, con mio marito che mi invitava a desistere causa pioggia. Io ho però detto no, oggi parto. Per la strada comunale che attraversa Pietralunga e neanche a un chilometro da casa il cane mi è sparito, non lo vedevo, sentivo l'odore del tartufo dalla strada, ma non lo trovavo. Ad un certo punto mi sono arrampicata su dove fa il tartufo e ho visto il cane, mi ha guardato, mi ha aspettato, ho scavato, a 50 centimetri ho trovato un mucchio di foglie secche e sotto a queste foglie c'era un tartufo da 750 grammi e quella è stata una cosa meravigliosa.” “Voglio lasciare in eredità la passione per questa pratica secolare alla mia figlia Elisa che mi accompagna adesso quando voglio fare una passeggiatina perché ho bisogno d'aiuto. Poi ci sono i nipoti che prenderanno il mio posto perché sono molto appassionati”, conclude Nara la “pasionaria” della trifola con le lacrime che iniziano a scendere ma con il sorriso di chi è fiera per quello che ha fatto. Per l’assessore al Turismo e Commercio, Letizia Guerri, il Presidente Ente Fiera Nazionale Bianco Pregiato, Lazzaro Bogliari ed Andrea Canuti, presidente dell’Associazione Tartufai Alto Tevere (fondata nel 1986) la storia di “Nara”, della sua famiglia, la tradizione del tartufo, l’amore e la passione per i cani straordinari e principali attori della filiera e campioni del fiuto sono motivo di orgoglio per tutti coloro che praticano questa attività secolare: “quella di Nara, 50 anni a tartufi dopo aver tirato su famiglia e lavoro, è una storia bellissima come la sua volontà di tramandare questa tradizione alla figlia e ai nipoti. Le donne che hanno preso il tesserino sono in continuo aumento, un segnale importante che va a sfatare anche una tradizione che voleva solo i cavatori uomini un bellissimo segnale.” “Poi ci sono anche tanti giovani.” Per sugellare le “nozze d’oro” della regina della “trifola”, il comune di Città di Castello e Pietralunga, assieme alla Associazione Tartufai Alto Tevere ed Ente Fiera Nazionale Bianco Pregiato le conferiranno una targa ufficiale quale esempio di passione per la “cerca e cavatura del tartufo”, senso di appartenenza alla storia e tradizioni.

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