“La manifattura è un valore strategico. Va introdotta la valutazione di impatto industriale”

La proposta della Presidente di Confindustria Toscana Sud all’assemblea annuale
Presso il teatro Verdi di Monte San Savino (AR) si è appena conclusa l’assemblea annuale di Confindustria Toscana Sud, che ha visto la partecipazione di Fabrizio Bernini (Presidente di Confindustria Toscana), Stefano Casini Benvenuti (Economista già Direttore I.R.P.E.T.), Federico Fubini (Inviato ed editorialista del Corriere della Sera), Francesco Macrì (Presidente Leonardo spa), Aurelio Regina (Vice Presidente Confindustria per l’Energia) e Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy).
Nella sua relazione, la Presidente di Confindustria Toscana Sud Giordana Giordini, dopo aver ricordato il valore strategico della manifattura per la tenuta e lo sviluppo del territorio, ha lanciato una proposta: “Dovremmo introdurre in ogni percorso decisionale della Pubblica Amministrazione un principio cardine: la valutazione di impatto industriale. Questo significa che di fronte all'approvazione di una norma, alla pianificazione di un’infrastruttura, alla definizione di una politica energetica o a qualsiasi scelta con ricadute locali, dovremmo sempre porci una domanda molto semplice: questo provvedimento rende più facile o più difficile fare impresa? Quanto costa in termini di risorse e di tempo? Favorisce gli investimenti o rischia di farli fuggire altrove? Crea nuova capacità produttiva o la frena? Non si tratta di anteporre l'impresa a tutto il resto, ma di riconoscere che la capacità produttiva è un interesse strategico del territorio. Senza aziende competitive, infatti, diventa impossibile finanziare welfare, servizi, infrastrutture, formazione, cultura e coesione sociale”. La Presidente ha poi aggiunto che la manifattura non è un settore come gli altri, bensì il motore stesso del valore, dell'innovazione e delle competenze professionali, oltre ad essere il principale volano dei servizi e dell'occupazione di qualità. “Quando un territorio perde la propria capacità produttiva, difficilmente riesce a ricostruirla – ha continuato la Presidente, richiamando i dati della recente indagine del Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere elaborata per Il Sole 24 Ore che certificano come in 40 anni in Toscana il valore aggiunto della manifattura sia passato dal 36,3% al 25,9% del totale, perdendo oltre 10 punti percentuali - Questi numeri dimostrano una verità evidente: la chiusura di una fabbrica non lascia solo un capannone vuoto, ma disperde competenze, ricerca, filiere di fornitori e capacità di innovazione. Rischiamo così di perdere le nostre menti migliori, con giovani e tecnici qualificati costretti ad emigrare per trovare opportunità - ha avvertito Giordini - Per questo la manifattura non è solo una questione economica: un territorio senza fabbriche perde la capacità di scegliere il proprio futuro. Oggi, in uno scenario globale segnato da tensioni geopolitiche, dazi e costi energetici fuori controllo, l'autonomia strategica e la sicurezza delle filiere sono tornate centrali. L'Europa, tuttavia, appare ancora indecisa sulla propria politica industriale. Non basta creare nuove regole: l'Europa deve ritrovare l'ambizione di produrre. Come imprenditori non chiediamo protezione dal mercato, ma di competere ad armi pari - ha continuato la Presidente Giordini - il Made in Italy non si difende con un’etichetta, ma continuando a produrre in Italia. Dobbiamo decidere se vogliamo essere ancora un Paese industriale”. Un esempio di questa forza è il patrimonio produttivo della Toscana del Sud, dove eccellenze mondiali come oreficeria, moda, farmaceutica, meccanica di precisione, agroalimentare e nautica condividono un elemento unico: il saper fare. Un ecosistema di competenze e creatività costruito in generazioni, che attira grandi investitori internazionali “Non dobbiamo temere i capitali esteri se portano innovazione e lavoro vero. La nazionalità non conta; conta ciò che resta sul territorio. Il capitale si sposta in pochi secondi, una competenza industriale richiede generazioni per essere costruita”. Per rafforzare questo modello, basato su distretti specializzati, la Presidente Giordini ha indicato una strada chiara: superare gli individualismi e consolidare le filiere. “Gli ultimi anni ci hanno insegnato che non conta solo il prezzo di un bene, ma da chi dipendiamo per averlo. La sicurezza degli approvvigionamenti è ormai una questione geopolitica. I dazi non bastano: dobbiamo chiederci in quali tecnologie e competenze l’Italia e l’Europa vogliono contare tra dieci o vent'anni”. In questo scenario, la Toscana del Sud può diventare un laboratorio straordinario per la nuova manifattura, capace anche di attrarre le nuove generazioni. “Difendere l’industria significa dare ai giovani una ragione per restare. Dobbiamo mostrare loro che la fabbrica di oggi è fatta di intelligenza artificiale, sostenibilità, design e ricerca. Serve un ponte solido tra scuola, università e impresa: se perdiamo una generazione di competenze, nessun incentivo economico basterà a ricostruirla”. Non sappiamo quale sarà la prossima crisi - ha concluso Giordini - ma un territorio che conserva le sue imprese e la sua capacità produttiva sarà sempre più forte nell'affrontarla. Difendere l’industria non significa proteggere il passato. Significa scegliere il futuro. E noi quel futuro vogliamo continuare a costruirlo qui”.
Alla relazione della Presidente ha fatto seguito la tavola rotonda con Fabrizio Bernini, Stefano Casini Benvenuti e Federico Fubini moderati da Simone Spetia (Giornalista di Radio 24). “La deindustrializzazione non è un problema in sé se è relativa (cioè se avviene in presenza di una produzione industriale in aumento) e se l'economia nel suo complesso continua a crescere – ha detto Stefano Casini Benvenuti - Negli ultimi anni però l'economia italiana di fatto ha smesso di crescere e ciò è avvenuto in concomitanza di un calo prolungato della produzione industriale. Ciò rappresenta un problema per il futuro della nostra economia che ha avuto, da sempre, il manifatturiero come asse portante della propria crescita. Sono molti i fattori che hanno condotto a questo risultato (competizione dei nuovi paesi, conflitti, reintroduzione dei dazi,.) ma il rischio é che si sia in presenza di una nuova fase per cui è necessario ripensare alle politiche industriali per evitare un ulteriore ridimensionamento dell'industria. Per la Toscana questa esigenza è a maggior ragione urgente per la centralità del suo manifatturiero e soprattutto per la maggiore presenza di produzioni (la moda in particolare) che stanno attraversando un momento particolarmente difficile”. Secondo il Presidente di Confindustria Toscana, Fabrizio Bernini, la presenza di aziende straniere non va discriminata, ma governata “Se ad esempio un'impresa cinese sceglie di investire in Italia portando fabbriche, tecnologia e operando nella legalità (rispettando le regole e i diritti dei lavoratori), essa crea lavoro e genera ricchezza reale sul territorio. L'obiettivo strategico deve essere quello di dettare "condizioni d'ingaggio" chiare, spingendo chi vuole accedere al mercato europeo a stabilire la produzione localmente, anziché limitarsi a importare passivamente prodotti finiti che sottraggono valore al Pil regionale”. Federico Fubini ha osservato come “Orientarsi in un panorama internazionale in pieno slittamento e’ la sfida principale per le imprese oggi. Ma è anche dagli scarti più bruschi che nascono le opportunità”. “Oggi la competitività si gioca sempre più tra sistemi-Paese. Per continuare a crescere dobbiamo integrare industria, ricerca, competenze e territori, rafforzando le filiere e investendo nelle tecnologie strategiche. Leonardo può contribuire mettendo a disposizione capacità industriali e tecnologiche e favorendo la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca - ha commentato Francesco Macrì, Presidente di Leonardo, intervistato da Simone Spetia, aggiungendo - La Toscana, con il suo patrimonio industriale e tecnologico, rappresenta un esempio concreto di come queste sinergie possano sostenere la crescita e la competitività del Paese.” A seguire l’intervento del Vice Presidente di Confindustria per l’Energia Aurelio Regina, che ha detto: “L’industria italiana continua a operare in un contesto di forte difficoltà a causa del permanere di prezzi energetici elevati. Il gas naturale ha superato gli 80 €/MWh, mentre l’energia elettrica ha superato i 220 €/MWh, valori ben superiori rispetto ai competitor come Francia e Germania. L’aumento dei costi energetici incide direttamente sui bilanci delle imprese, condizionando la competitività, le decisioni di investimento e la capacità produttiva del sistema industriale: non è in gioco soltanto il costo delle bollette, ma la possibilità per le imprese di continuare a produrre, investire e mantenere in Italia attività e competenze industriali. La pressione sui prezzi dell’energia richiede interventi urgenti e strutturali. È necessario intervenire con rapidità nell’utilizzo dei € 14 miliardi di flessibilità concessa dall’Europa destinandoli a misure strutturali per le imprese, come incentivi per la decarbonizzazione industriale, investimenti in progetti di energia rinnovabile, produzione di biofuel e e-fuel, idrogeno verde, potenziamento della rete di trasmissione e distribuzione elettrica e investimenti per un ritorno in tempi rapidi al nucleare di nuova generazione”. L’assemblea è terminata con l’intervento di Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy che ha detto: “L’Europa deve agire subito, perché non abbiamo più tempo da perdere. Insieme possiamo ancora rilanciare le imprese europee e costruire un vero rinascimento industriale. Serve un processo radicale e organico di riforme, capace di tutelare le nostre imprese dalla concorrenza sleale e di garantire condizioni di competitività globale. L’Italia sta facendo la sua parte, lavorando per garantire alle imprese più competitività, energia a costi sostenibili e soprattutto più semplificazione, anche alle imprese del Centro-Nord. Stiamo lavorando per estendere le procedure accelerate della ZES unica, che ha avuto grande successo al Sud, anche alle altre aree del Paese. Nel prossimo decreto Imprese introdurremo inoltre un nuovo shock di semplificazione, dopo il lavoro già avviato con la riforma degli incentivi e il Codice unico degli incentivi, per rendere il sistema più semplice ed efficiente. Al contempo, guardiamo alle sfide del futuro. Ci siamo candidati per avere in Italia una delle Giga Factory europee sull’Intelligenza Artificiale, al servizio delle imprese italiane e della Pubblica Amministrazione. L’Europa ha inoltre pubblicato un bando per il primo sito di stoccaggio europeo di materie prime critiche, sulla base di un progetto che abbiamo presentato. Pensiamo di poter essere assegnatari di questo primo sito, fondamentale in caso di shock di approvvigionamento e per costruire quella massa critica che ci consenta di accrescere l’industria del riciclo delle materie prime critiche nel nostro Paese. Se riusciremo a raggiungere entrambi questi risultati in Italia, avremo dimostrato che, con una un po’ di regia pubblica, si possono ottenere obiettivi che fino a qualche tempo fa apparivano impossibili. Nel decreto Imprese e nella legge di bilancio vogliamo inoltre costruire i presupposti perché l’Italia diventi la fabbrica della robotica innovativa dell’Europa e dell’Occidente, facendo il salto di qualità dalla leadership nella robotica alla robotica avanzata, all’intelligenza artificiale fisica e quindi agli androidi e, in prospettiva, agli umanoidi. È questa la sfida: non inseguire il futuro, ma costruirlo”. L’assemblea è stata anche l’occasione per consegnare riconoscimenti al Gruppo Sol. Mar. di Scarlino (GR) per la risoluzione della crisi Venator e alle aziende associate che nel 2026 hanno raggiunto importanti anniversari: 100 anni per Unoaerre Industries spa di Arezzo; 85 anni per Salcis Siena 1941 srl di Monteriggioni (SI); 80 anni per Baraclit spa di Bibbiena (AR), Busisi Ecologia srl di Grosseto, Capannoli srl di Asciano (SI) e Pettenon Cosmetics spa di Sansepolcro (AR); 75 anni per Lapi Chimici srl di Monte San Savino (AR) e Pugliese e Benelli srl di Grosseto; 70 anni per Mely’s spa di Arezzo e Putsch Meniconi spa di Poggibonsi (SI); 65 anni per Corsino Corsini di Civitella della Chiana (AR); 60 anni per PR Industrial srl di Casole d’Elsa (SI) e Tratos spa di Pieve Santo Stefano (AR); 50 anni per Mellini Serramenti di Follonica (GR), Moretti spa di Cavriglia (AR) e Radio Siena TV srl di Siena

Commenta per primo.