Case della Comunità, Anghiari e Monterchi denunciano: "Nessun miglioramento"

Alessandro Polcri e Alfredo Romanelli: "Così si indeboliscono le aree interne"
Da Casa della Salute a Casa della Comunità. Un cambio di nome che, almeno per i territori di Anghiari e Monterchi, non si è tradotto in un miglioramento dei servizi. Anzi, secondo i sindaci dei due Comuni il rischio concreto è quello di un ulteriore depotenziamento dell'assistenza sanitaria territoriale, proprio nelle aree dove la popolazione è più anziana e fragile. La questione riguarda il passaggio al nuovo modello organizzativo finanziato dal Pnrr. “Il problema – spiegano i sindaci Alessandro Polcri per Anghiari e il collega di Monterchi, Alfredo Romanelli – è che il cambio di modello non ha prodotto alcun beneficio concreto. Sono cambiati i nomi, ma i servizi non sono migliorati e, sotto alcuni aspetti, la situazione è addirittura peggiorata”. Al centro della vicenda c'è il rapporto tra Asl e medici di medicina generale. Fino al 30 giugno i professionisti che operavano nelle Case della Salute potevano beneficiare delle forme incentivanti previste dagli accordi esistenti. Dal 1° luglio, con l'avvio del nuovo modello, quelle stesse agevolazioni sono rimaste soltanto ai medici già inseriti nel precedente sistema, mentre i nuovi professionisti subentrati ne sono rimasti esclusi. È il caso del medico che ha preso il posto del dottor Peli nella struttura di Anghiari e Monterchi. “Avevamo sollevato il problema già nei mesi scorsi – ricordano i primi cittadini – e il direttore di zona, il dottor Torre, si era impegnato a garantire ai medici subentranti le stesse condizioni economiche previste per chi già operava nella Casa della Salute. È passato oltre un mese, è arrivata la prima busta paga e quegli incentivi non sono stati riconosciuti”. Una situazione che, secondo gli amministratori, rischia di compromettere ulteriormente l'attrattività delle sedi sanitarie nei piccoli comuni. “Se vengono meno gli strumenti che consentono ai medici di lavorare nelle Case della Comunità, il rischio è quello di svuotare progressivamente questi presidi. Sarebbe un colpo durissimo per le nostre comunità, che già convivono con le difficoltà tipiche delle aree interne”. I sindaci sottolineano come proprio nei territori montani e periferici la presenza della medicina territoriale rappresenti spesso il primo punto di riferimento sanitario per la popolazione. “Parliamo di comunità con un'età media elevata e con un numero significativo di cittadini fragili. Per molti anziani la Casa della Comunità rappresenta il primo accesso ai servizi sanitari. Indebolirla significa aumentare le disuguaglianze e costringere le persone a spostamenti sempre più lunghi per ricevere assistenza”. Da qui l'appello rivolto sia all'Asl che alla Regione Toscana. “Ci chiediamo come sia possibile che, proprio quando si parla di investimenti sulla sanità territoriale e di rafforzamento dei servizi grazie alle risorse del PNRR, nei territori più marginali si faccia invece un passo indietro. Chiediamo all'Asl di rivedere immediatamente la propria posizione, garantendo un reale potenziamento dei servizi nelle aree interne. Le Case della Comunità devono rappresentare un'opportunità, non un arretramento rispetto a quanto già esisteva”.

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