Coldiretti Toscana, blitz degli agricoltori contro i trafficanti di olio e grano

Le speculazioni e l’import selvaggio fanno crollare le quotazioni
Fermate i trafficanti di olio e grano che stanno strozzando le imprese agricole toscane approfittando degli scarsi controlli alle frontiere e ai porti, di regolamenti europei –codice doganale - che favoriscono le truffe a tavola e dalla concorrenza che affonda i prezzo dei prodotti nazionali. Con un vero e proprio blitz centinaia di agricoltori toscani sono tornati questa mattina di nuovo in piazza a Firenze, presente sotto la sede della Prefettura, anche la delegazione aretina guidata dal Direttore Raffaello Betti per dire basta alle speculazioni, agli inganni e alla mancanza di trasparenza che mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole nazionali, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legati alla guerra in Iran. 250 euro ad ettaro l’aumento stimato nei primi quattro mesi di conflitto.
Con il blitz, che ha coinvolto contemporaneamente 13 regioni in Italia, gli agricoltori chiedono un’azione immediata e decisa a tutela del reddito agricolo e della salute dei cittadini messa a rischio dall’invasione di materie prime agricole di dubbia provenienza e scarsa qualità. “E’ un atto di disperazione quello che oggi portiamo nuovamente in piazza per denunciare una situazione diventata insostenibile nelle nostre campagne. Gli agricoltori producono in perdita: i costi superano i ricavi. Quando manca la sostenibilità economica crolla tutto ciò che ruota attorno alle nostre aziende. Crollano le comunità rurali di cui le nostre aziende sono perni indispensabili – spiega il Direttore Betti – due delle principali filiere dell’economia agraria della nostra regione così come della provincia di Arezzo, grano e olio, pilastri della Dieta Mediterranea, sono strette nella morsa mortale dei trafficanti che fanno arrivare nei nostri porti, sotto i nostri occhi, navi stracariche di grano dall’estero e di olio di scarsa qualità con l’obiettivo di costringere cerealicoltori e olivicoltori ad abbassare il prezzo fino a non poter coprire i costi. Difendere le nostre aziende significa garantire cibo sano in tavola e tutelare la salute dei nostri concittadini”.
L’olio extravergine di oliva, di cui la Toscana è tra i principali produttori italiani, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga. Negli ultimi cinque anni le importazioni di olio e derivati dall’estero hanno subito un incremento incredibile (+ 62%) sfiorando il miliardo di euro. Spagna (+60%), Grecia (+134%) e Tunisia (+60%) sono i principali paesi da cui proviene l’olio che una volta lavorato negli stabilimenti oleari della Toscana può diventare, grazie al codice doganale, olio tricolore. Da qui le richieste di Coldiretti contenute nel documento consegnato ai prefetti. Aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi, risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto, devono essere utilizzabili come prove in giudizio. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi.
Dall’olio al grano la situazione non cambia. E cosi anche i risultati. In venti anni, in Toscana, le superfici e la produzione di grano duro sono praticamente dimezzate. Nei porti italiani continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini. Coldiretti Toscana chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi – continua Coldiretti Toscana – fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine – conclude Coldiretti Toscana – mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera.

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