A San Zeno di Arezzo la sindrome è da odor di pesce marcio

Michele Menchetti a colloquio con i cittadini di Olmo.
Sono uno di fronte all’altro, separati da una strada e dalla ferrovia. Da una parte Olmo, dall’altra San Zeno. Super residenziale il primo, polo industriale con un fatturato a nove zeri il secondo. Destini diversi e un punto in comune: gli annusatori professionisti. Da tempo i cittadini segnalano cattivi odori e gli annusatori – su voler del Comune - torneranno presto in azione, dopo lo studio olfattometrico condotto tra aprile 2024 e marzo 2025 in cui sono state rilevate varie matrici odorigene, dai rifiuti umidi all’ammoniaca, dai solventi ai fertilizzanti. Nonostante non siano “nasi professionisti” da qualche tempo i cittadini hanno identificato un odoraccio in più e per giunta nauseabondo: di pesce marcio. “Eppure, qui non abbiamo il porto”, dicono e senza girarci troppo intorno puntano il dito contro l’inceneritore. Un disagio segnalato nell’incontro con il candidato sindaco Michele Menchetti, oggi consigliere di minoranza e leader della Lista Indipendente per Arezzo. Preoccupati per il timore di inquinanti e per la propria salute, i residenti di San Zeno ne vorrebbero sapere di più sulla provenienza dei rifiuti che ogni giorno vengono bruciati nella struttura.
Olmo e San Zeno condividono un altro problemino: le caditoie intasate, fondamentali per il sistema di drenaggio urbano. Andrebbero pulite per evitare allagamenti in caso di forti temporali quando la pioggia ha la meglio anche a Ripa di Olmo. La situazione insomma è seria in quell’area dove le strade portano tutte in un luogo: la Valdichiana.
A Olmo di problemi da risolvere ce ne sono diversi. Sotto accusa c’è tutto il sistema stradale. “Il tratto di via che da Arezzo conduce alla rotonda spartitraffico non è illuminato, come pure dal paese alla rotonda stessa”, dicono i residenti. La SR71, poi, è troppo pericolosa, troppo trafficata, sia di giorno sia notte. Taglia il paese in due e per i pedoni la vita è un inferno. “Serve un semaforo che permetta l’attraversamento sicuro della strada”, dicono. Dove posizionarlo? “Nel tratto davanti alla Chiesa da rinforzare con un marciapiede e delle strisce di attraversamento ben evidenti”. Si può fare di più? “Esistono i dissuasori elettronici e a Olmo ne servono almeno due. Uno all’ingresso del paese arrivando da Arezzo. L’altro alla curva che porta da Pieve a Quarto all’incrocio di Madonna di Mezzastrada”.
Tra tante problematiche spuntano poi due notizie, una buona e una cattiva. La prima: il paese ha di nuovo una banca, uno sportello nel centro commerciale e dunque ha dato i suoi frutti la raccolta di firme consegnata al Prefetto. La seconda: i pini della chiesa dovranno essere tagliati perché pericolosi, come hanno convenuto gli agronomi di entrambe le parti in lizza, chi ne ha chiesto l’abbattimento e chi ne ha chiesto la preservazione. Cosa vorrebbero ancora i cittadini per essere almeno un po’ più felici? Ci sarebbe da spostare per ragioni di sicurezza l’Ufficio Postale, da individuare un edificio da destinare a un (super necessario) centro di aggregazione sociale e non per ultimo servirebbe un impianto sportivo pubblico. Poi c’è la storia, rappresentata dall’antico lavatoio e ancor di più dalla Colonna leopoldina, nata per segnare un importante snodo stradale. Si tratta di una sorta di obelisco in pietra sormontato da una sfera metallica con una punta acuminata. In tutto l’ex Granducato ne sono rimaste pochissime (quattro in tutta la provincia di Arezzo, oltre a Olmo, anche a Montalto di Laterina, al Sodo di Cortona e a Indicatore). Un’opera singolare, da valorizzare e a cui ridare una nuova vita.

Commenta per primo.