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Processo Coingas: poltrone, favori e pressioni

Al processo in corso ad Arezzo si entra nel vivo del presunto “accordo commerciale”

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Il processo Coingas tocca oggi altri contenuti - scrive il collega Luca Serafini nel Corriere di Arezzo - con l’audizione del commercialista di Roberto Bardelli detto “Breda” (il dottor Andrea Ciofini) e del commercialista di Luca Amendola (il dottor Sandro Panzieri) si entra nel vivo del presunto “accordo commerciale” che secondo la procura fu alla base della nomina di Amendola (2016) ad amministratore di Arezzo Multiservizi (società dei cimiteri).

Un aiuto economico - nella forma di accesso al credito - al consigliere comunale Roberto Bardelli, il più votato di Forza Italia alle elezioni 2015, rimasto senza incarichi e con guai finanziari. Si sarebbe fatto da parte anche su Multiservizi “ingollando” il boccone amaro, in cambio di agevolazioni con banche propiziate da Amendola, utili per risollevare la sua impresa, il distributore di benzina che segnava rosso.

E’ l’ipotesi, tutta da dimostrare, del “traffico di influenze” che coinvolge anche il sindaco Alessandro Ghinelli (ipotesi favoreggiamento) per il suo darsi da fare sulla questione politica e umana. “A me mi hanno sempre detto nominalo (Amendola ndr) che risolvi i problemi del Breda; gli vuoi bene al Breda? Sì allora nomina lui”. E’ la frase registrata di nascosto a Ghinelli in una riunione sul caso Bardelli, captata da Sergio Staderini e trovata dalla Digos nel suo pc. Il riferimento del sindaco sarebbe ai vertici di Forza Italia, partito cui spettava la poltrona Multiservizi.

E la prossima volta in aula a testimoniare saranno proprio gli onorevoli Stefano Mugnai e Felice Maurizio D’Ettore, oggi di Coraggio Italia. Il sindaco si attivò, riporta il capo d’imputazione, perché l’aiuto a Bardelli si concretizzasse. Ma è reato? Il nome di Amendola, tra l’altro, non fu mica inserito su richiesta di Breda, ma su indicazione di Forza Italia in base agli accordi di coalizione. Quindi dove sta il traffico di influenze? Vedremo.

I nastri registrati da Staderini (all’epoca ex braccio destro di Ghinelli e da lui messo a capo di Coingas) narrano comunque che l’aiuto a Bardelli non era stato soddisfacente, lontano dalle cifre evocate. “Mi ha millantato”, lamentava Bardelli, irritato, con a fianco Lorenzo Roggi, attuale presidente di Arezzo Casa, pure lui tra gli undici imputati. Per questo filone sul quale incombe una precoce prescrizione, il procuratore Roberto Rossi e il sostituto Chiara Pistolesi portano davanti al tribunale come testimoni i commercialisti Ciofini e Amendola.

Il primo, nel verbale reso in fase di indagine, come contabile di Bardelli parlò delle sue difficoltà e anche dell’associazione culturale Il Baluardo, di Breda e Roggi, che per gli inquirenti fu usata per veicolare qualche migliaio di euro. Il commercialista di Amendola, Panzieri, nella “sit” rammenta dell’incontro a inizio 2016 in cui si valutava la possibilità di venire incontro alle esigenze del Bardelli nel caso in cui Amendola fosse stato nominato in una partecipata. Panzieri, nel verbale, parla anche di solleciti da parte di Forza Italia ad Amendola ad onorare la promessa.

Nei nastri di Staderini, oltre alla sua frase che sintetizza il presunto patto (“Famme ave’ la poltrona che domani ti risolvo i problemi”) con la successiva esternazione “Chiappiamolo per l’orecchie...” (riferito ad Amendola) c’è l’intervento di Ghinelli (“c’è da smuovere questa persona … se c’avete modo di soffiargli nell’orecchio che lui è bene che li onori i patti, fatelo”) anche se il sindaco sottolinea, a proposito dei patti non rispettati “quali siano non lo sa nessuno”. E poi si mosse, disse in consiglio comunale, come un buon padre di famiglia verso chi è in difficoltà.

Prima che venga squadernato il filone Multiservizi (Breda difeso dall’avvocato Roberto Alboni, Roggi dagli avvocati Alessandra Cacioli e Matteo Grassi, Amendola dall’avvocato Marco Manneschi), l’udienza prevede in avvio gli ultimi tre testimoni del filone “consulenze d’oro” di Coingas ed il primo testimone per il filone della nomina di Francesco Macrì da consigliere comunale di Fratelli d’Italia a membro del cda di Estra, vicenda su cui pende l’accusa di abuso d’ufficio e tocca pure questa il sindaco. Parlerà l’ex segretario del comune di Arezzo,

Franco Caridi, che espresse dubbi sulla legittimità di quella nomina. Caridi alla Digos, ha riferito di un incontro in Comune nel quale gli sarebbe stato dato il “benservito” perché la sua posizione critica sulla nomina di Macrì non sarebbe stata gradita in maggioranza. La mancata conferma del segretario comunale era tuttavia una prerogativa del primo cittadino. C’è attesa su quello che dirà in merito ad un tema scottante, Macrì in Estra, sul quale oltre alla questione penale, a giugno dovrà esprimersi il Tar. Un ginepraio di interpretazioni e pronunciamenti sulla “conferibilità” o meno dell’incarico ad un consigliere appena dimesso.
Torniamo al filone principale: i 500 mila euro circa per consulenze ritenuti malversazione (peculato) da Coingas all’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason (difeso dagli avvocati Neri Pinucci e Nino D’Avirro) e al commercialista Marco Cocci (avvocati Stefano Del Corto e Tommaso Ceccarini).

Saranno sentiti l’avvocato Simona Santolini dello studio Olivetti Rason, che seguiva le assemblee di Coingas, Melissa Ciomei della società di revisione Ernst & Young che verificò i conti di Coingas, Erica Rosai all’epoca collaboratrice dell’amministratore Staderini. Il filone vede indagati a vario titolo Ghinelli (avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini), Alberto Merelli (avvocati Luca Berbeglia e Paola Bonifazi), Francesco Macrì (avvocato Gaetano Viciconte), Stefano Pasquini (avvocato Corrado Brilli), Franco Scortecci (avvocato Paolo Romagnoli, Mara Cacioli (avvocato Umberto Schiavotti).

Menù ricco, tappa del processo che in autunno dirà se c’è arrosto o fumo. Se reati da punire o fisiologici comportamenti della politica spartitoria.

Notizia tratta dal Corriere di Arezzo
© Riproduzione riservata
26/04/2022 06:59:42


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