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L'India non concede la cittadinanza ai migranti musulmani

La minoranza musulmana potrebbe intendere la mossa come ostile ai suoi seguaci

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Un disegno di legge proposto dal ministro dell’Interno indiano, Amit Shah, vorrebbe concedere la cittadinanza indiana a tutti gli immigrati arrivati prima del 2015 da Bangladesh, Pakistan ed Afghanistan sottoponendola ad una condizione: che non siano di fede musulmana. Come mai però in India, Stato che da sempre ha combattuto le ostilità tra le varie religioni all’interno del Paese, si è deciso di proporre una legge di questa portata, considerando anche la delicata situazione della provincia settentrionale del Kashmir? Secondo quanto dichiarato dai portavoce del governo, la scelta sarebbe stata indirizzata con lo scopo di garantire le minoranze dei Paesi vicini, le quali negli ultimi anni hanno visto una ingente riduzione dei propri diritti. Tuttavia, il disegno di legge ha creato un discreto malcontento tra la minoranza musulmana presente in India, con centinaia di manifestanti che si sono riversati in diverse piazze dell’India in segno di protesta. I numeri più importanti si sono registrati nella città di Ahmedabad.

Rischio tensioni con la minoranza musulmana

La scelta del governo è avvenuta in un periodo particolarmente delicato, con la provincia del Kashmir, confinante con il vicino Pakistan, in cui sono in atto disordini civili a seguito della revoca degli statuti speciali di cui godeva la regione. La folta minoranza musulmana potrebbe intendere la mossa del governo come ostile ai fedeli della propria religione, aggravando una situazione già al momento travagliata.

Non bisogna sottovalutare infatti come la maggior parte degli immigrati in India si sia stanziata nelle regioni di confine, proprio dove la presenza musulmana è ai livelli più alti del Paese. Sicuramente una situazione non facile da gestire, considerando le possibili tensioni non solo con la popolazione locale, ma anche con coloro che non si sono visti concedere la cittadinanza indiana e rischiano di conseguenza un respingimento. Proprio questo punto sarà quello sul quale il primo ministro indiano Narendra Modi dovrà concentrarsi per evitare dei seri peggioramenti.

Una protesta trasversale

La popolazione musulmana dell’India non è la sola ad essersi opposta fermamente al disegno di legge. Richieste di ritiro del disegno di legge sono partite anche dagli ambienti accademici, con un documento che porta la firma di oltre mille tra studiosi e scienziati di tutte le confessioni. Nonostante il governo sia sicuro del buon fine della proposta di legge, le libere organizzazioni dei cittadini sono convinte di poter fermare la proposta di legge per non provocare l’aumento degli odi razziali nella regione.

Nella regione dell’Assam, le proteste hanno portato al blocco dei mezzi pubblici e delle strutture statali per quasi tutta la giornata di lunedì, creando disagi alla popolazione. Chiaro segno di sfida al governo di Modi, annunciano il rischio di un conflitto ideologico che terrà banco nei prossimi mesi dal Paese. Forse distoglierà l’attenzione mondiale dalla difficile condizione ambientale dell’India, ma rischierà di diventare un gioco pericoloso per il Paese, nelle mani di un primo ministro spesso criticato per essere troppo poco incline al dialogo con le minoranze.

notizia e foto tratta da Il Giornale
© Riproduzione riservata
11/12/2019 14:49:36


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