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Diga di Montedoglio, raccolta firme e nuovo esposto: "Indagate sul terrapieno"

Lo chiede il comitato E45 punto 2 dopo il convegno di sabato mattina "Montedoglio 2010-2110"

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“Informiamo che in merito alla paventata ipotesi di portare al massimo regime  l’invaso di Montedoglio entro il 2020, il comitato E45 Punto 2 (che ha tra i propri fini la sicurezza e la funzionalità di tutte le grandi opere pubbliche presenti in Valtiberina, compresa la diga) sta predisponendo una raccolta firme in Alta Valtiberina Umbra e Toscana a sostegno di un esposto che inoltreremo alla Procura della Repubblica di Arezzo e consegneremo anche a tutte le istituzioni sia locali che nazionali. Con il nostro esposto chiederemo alla Procura di Arezzo di fare approfondite indagini sulle modalità costruttive del terrapieno in terra battuta, sui materiali usati e sul rispetto dei capitolati di appalto, in quanto nell’ambito della nostra attività abbiamo ricevuto numerose allarmanti segnalazioni sulle modalità con cui questa barriera fu costruita,  peraltro negli stessi anni in cui furono realizzati i conci in cemento “disarmato” dello sfioratoio che poi nel 2010 non resistettero al collaudo e crollarono creando gravi danni alla Valtiberina Umbra e Toscana creando un grandissimo allarme tra la popolazione. Segnaliamo, inoltre, che pur essendo la diga di Montedoglio tra le prime dieci in Italia per portata e tra le più grandi in Europa nel suo genere, non esiste un adeguato piano di sicurezza e neppure si conoscono gli scenari critici ad essa collegati, ne le misure di prevenzione e intervento in tali casi mentre le popolazioni che si accollano il rischio sono tenute all’oscuro di tutto. L’invaso ha gravi problemi che ne sconsigliano vivamente un utilizzo alla massima portata, oltre al crollo del 2010 e ai dubbi sul terrapieno che bastano da soli, bisogna segnalare anche le sponde che franano e la presenza di una linea di faglia sismica; tutte problematiche che sono state sollevate più volte e da vari soggetti, ma che pare non facciano riflettere politica e istituzioni attirate dal business dell’acqua. Riteniamo che l’invaso di Montedoglio agli attuali livelli garantisca una operatività e sicurezza adeguata e si possano tranquillamente risparmiare i soldi per rifare i conci crollati, destinandoli invece alla realizzazione del secondo ponte sul Tevere a Sansepolcro e alla pulizia dell’alveo del fiume subito a valle che permane in condizioni disastrose costituendo un grave pericolo in caso di svuotamento forzato dell’invaso”.

Gianluca Cirigoni e Walter Canicchi, comitato E45 punto 2

Redazione
© Riproduzione riservata
18/09/2019 18:11:06


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