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Aprilia RS 250 2T: una GP per tutti i giorni

Sogno proibito di tanti giovani riders a cavallo tra gli anni ‘90 e i primi 2000

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Sprizzava emozioni racing da ogni angolo la si guardasse, la bicilindrica Aprilia, nonostante una insospettabile trattabilità anche sulle strade di tutti i giorni. Apparsa in listino nel 1995, proprio quando la Suzuki RGV (da cui ereditava il motore) si apprestava a lasciare per sempre il nostro Paese, la RS 250 si impose subito all’attenzione di coloro che sognavano di guidare una moto come quella dell’allora campione del mondo Max Biaggi. Una piccola e velenosa due tempi supersportiva, con cambio estraibile e avviamento a pedale, che sembrava proprio la replica civilizzata della moto del “corsaro”.

BENCHÉ IL PROPULSORE DERIVASSE DA QUELLO DELLA SUZUKI, a Noale, lavorando sulla meccanica e sull’elettronica, riuscirono a guadagnare ulteriore potenza, raggiungendo quota 70 cavalli. Risultato ottenuto grazie ad un accurato lavoro sui cilindri, le valvole di scarico e i carburatori, sempre da 34 mm, ma gestiti elettronicamente.

E SE SOTTO LE CARENE DELLA RS batteva un cuore giapponese, il resto della moto parlava italiano. E che italiano! Svestendola completamente era possibile ammirare il magnifico telaio in lega di alluminio e magnesio di chiara ispirazione GP, che le seicento dell’epoca, anche quelle più estreme, potevano solamente sognare. Di non minore fascino era anche il forcellone posteriore, asimmetrico, all’interno del quale alloggiava il monoammortizzatore regolabile. Forcella Marzocchi da 40 mm, regolabile nel precarico molla, e pinze freni Brembo completavano il “made in Italy”.

TRA LE “CHICCHE” più apprezzate della RS 250 c’era certamente la strumentazione con display digitale multifunzione, che consentiva di registrare i tempi sul giro. E per tutti coloro che amavano le sfide tra i cordoli, fu anche istituito l’apposito trofeo monomarca.

FU PROPRIO DAI PILOTI IMPEGNATI NEL TROFEO che, un anno dopo, arrivarono i primi preziosi suggerimenti tecnici per poter sfruttare al massimo l’ottimo potenziale della moto. I piloti, infatti, “lamentavano” di dover ricorrere troppo frequentemente all’utilizzo del cambio a causa dell’intervento del limitatore. Allora i tecnici di Noale installarono una nuova centralina per il controllo della valvola di scarico, che non faceva altro che ritardare l’apertura delle valvole di circa trecento giri (8.100 contro i precedenti 7.800), permettendo così alla RS di “allungare” fino ai 12.500 giri.

UNA NUOVA FORCELLA SHOWA DA 41 MM, dotata di regolazioni idrauliche in estensione e compressione, un nuovo pneumatico anteriore dalle misure più sportive (120/60 anziché 110/70), e nuovi attacchi per le pinze dei freni, furono le novità più importanti introdotte sulla RS 250 del 1998 (che rimarrà tale fino al 2002, quando uscirà di scena a cause delle nuove normative antinquinamento). Novità, queste, che migliorarono le già ottime doti dinamiche della RS 250, soprattutto in fase di ingresso e di percorrenza della curva. Anche se velocità massima ed accelerazione subirono un leggero calo. Nuova era anche la linea, più tondeggiante, che riprendeva quella delle moto di Capirossi, Rossi e Harada.

POCHE STORIE, quella che avevamo di fronte era una moto da corsa con targa e fanali. E gli ottimi tempi sul giro ne erano l’evidente dimostrazione. Maneggevolezza contro potenza! Le muscolose supersport a quattro tempi erano state avvisate.

Notizia e Foto tratte da inmoto.it
© Riproduzione riservata
07/02/2019 09:13:50


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