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Punto Nascita dell’Ospedale della Gruccia: l'intervento del sindaco Chiassai

"Purtroppo, ad oggi, non ho ricevuto alcun riscontro dalla Regione"

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Ritengo doveroso intervenire ancora in questo Consiglio comunale in merito alla situazione del nostro Punto Nascita dell’Ospedale della Gruccia.

Gli ultimi sviluppi hanno confermato che la nostra determinazione non è stata vana, soprattutto a seguito di quanto già chiaramente evidenziato nel mio precedente intervento, nel quale avevo denunciato non solo la deliberazione della Regione Toscana del 30 dicembre scorso che formalizzava la chiusura del punto nascita di Montevarchi all’insaputa dei Sindaci, ma anche le modalità con cui erano stati trasmessi al Comitato Percorso Nascita Nazionale (CPNN), dati palesemente errati da parte di Regione e Asl che hanno contribuito al diniego della deroga.

Oggi, voglio sottolineare che è sotto gli occhi di tutti la fondatezza di quanto avevo espresso anche con particolare fermezza nel consiglio comunale scorso, a seguito di quanto scoperto a mezzo stampa della chiusura del nostro punto nascita senza che Regione o Asl abbiano mai avuto un confronto con i Sindaci del Valdarno.

Non si trattava di visioni o allarmismi, ma della consapevolezza della pericolosità, se non dell’ipocrisia, di un disegno di che Regione e ASL pare abbiano confezionato a danno delle nostre comunità.

Voglio ancora sottolineare che coloro i quali oggi si dichiarano “difensori” del Punto Nascita di Montevarchi, avevano firmato il 30 dicembre 2025 la sua chiusura.

Nella conferenza stampa del 19 febbraio scorso, il Presidente Giani ha di fatto ammesso che il mancato riconoscimento della deroga è stato conseguente a una relazione presentata da Regione e ASL contenente dati errati.

È una circostanza che avevo già denunciato pubblicamente proprio nel consiglio comunale del 29 gennaio e non a caso il giorno 30 gennaio, alla vigilia della mobilitazione spontanea di numerosi cittadini a difesa del nostro punto nascita, siamo venuti a conoscenza di un nuovo dossier, elaborato dall’assessorato regionale alle infrastrutture che dimostrerebbe in modo puntuale le ragioni per cui risulta oggettivamente impossibile, per una donna residente nel Valdarno, raggiungere in condizioni di sicurezza l’Ospedale San Donato di Arezzo o le strutture ospedaliere dell’area fiorentina per il parto.

Un dossier che conferma quello che io avevo già scoperto.

La recente disponibilità del Ministro della Salute a riesaminare la richiesta di deroga, attraverso approfondimenti tecnici fondati sui reali tempi di percorrenza, su una corretta analisi demografica del bacino di utenza reale e potenziale e sulla valutazione delle professionalità attualmente presenti nel reparto, rappresenta una nuova opportunità che viene data al nostro punto nascita.

Ci viene infatti data la possibilità di superare i dati sbagliati comunicati nel 2023 ed è stato lo stesso Presidente Giani a dover ammettere che una possibilità esiste ancora, purché la Regione invii entro una settimana una nuova documentazione, questa volta realistica.

Questa opportunità non nasce dalla richiesta avanzata il 21 gennaio dal Presidente, dopo l’esplosione pubblica della vicenda, con la proposta – di fatto irrealizzabile nei tempi – di abbassare la soglia dei parti prevista per legge da 500 a 400 per i punti nascita di primo livello e da 1000 a 800 per quelli di secondo livello. Si tratta infatti di una materia delicata e complessa, che investe scelte di competenza parlamentare e che non può rappresentare la soluzione al nostro caso.

L’opportunità di revisione è il frutto dell’attaccamento autentico del territorio al proprio ospedale, della mobilitazione spontanea e straordinaria di tante mamme e cittadini, uniti nel difendere il diritto di nascere in Valdarno.

Abbiamo appreso dalla stampa che la Regione, negli ultimi tre anni, e nel più assoluto silenzio, aveva richiesto la deroga ottenendo un parere negativo. Solo attraverso l’accesso agli atti abbiamo potuto verificare e riscontrare questi gravi errori che, per la loro evidenza, non possono essere considerati semplici inesattezze.

Oggi voglio anche rendere pubbliche, le significative differenze nelle modalità di presentazione delle deroghe per Montevarchi, Montepulciano e Poggibonsi, tutti con meno di 500 parti annui, al Ministero e al Comitato Percorso Nascita Nazionale.

 

PRENDIAMO COME ESEMPIO L’OSPEDALE DI POGGIBONSI CHE PER CARATTERISTICHE PUO’ ESSERE SIMILE AL NOSTRO CASO

Bacino di utenza reale e potenziale

Nel conteggio vengono considerati soltanto i Comuni che hanno registrato un minimo di 5 parti.

  • Montevarchi: da 493 a 461 parti
  • Poggibonsi: da 461 a 461 parti (vengono sì conteggiati solo i Comuni con almeno 5 parti, ma gli altri 65 parti risultano accorpati e rientrano comunque nel totale.

Non vi è l’ analogo accorpamento per Montevarchi.

 Calcolo del bacino potenziale

MONTEVARCHI

  • Sono stati presi in considerazione solo i Comuni della Zona Distretto Valdarno Aretino, poiché le altre zone della provincia di Arezzo hanno come punto di riferimento l’Ospedale San Donato di Arezzo.
  • Sono stati esclusi Figline Valdarno e Castel focognano perché considerati afferenti alla ASL Toscana Centro (errore per Castelfocognano, che appartiene alla ASL Toscana Sud Est).
  • Non viene evidenziato che Bibbiena, Sansepolcro e Castelfocognano appartengono ad altre vallate della provincia (Casentino e Valtiberina), con distanze di circa 100 km dal nostro Punto Nascita ma lo hanno preferito ad Arezzo.
  • Non viene segnalato che, per Castel focognano, su 21 nati, 5 sono nati a Montevarchi (23%).
  • Non si evidenzia che l’Ospedale di Montevarchi serve un bacino tra i più importanti della Toscana, con oltre 100.000 abitanti, ed è attrattivo anche per il Valdarno fiorentino dopo la chiusura del punto nascita e del pronto soccorso dell’Ospedale Serristori di Figline Valdarno.
  • Non viene considerato che il distretto sanitario del Valdarno aretino e fiorentino è una zona di confine tra due ASL.
  • Nella tabella di georeferenziazione sono riportate distanze non realistiche:
    • Montevarchi–Arezzo: indicata in 25 minuti.
    • Altri Comuni: tempi non superiori a 36 minuti.
      In realtà, i tempi oscillano tra 45 e 60 minuti in condizioni di traffico regolare, fino a 90 minuti con trasporto pubblico o in caso di traffico intenso/autostrada bloccata.

POGGIBONSI

Viene evidenziato che le donne residenti in altri Comuni, diversi dalla zona distretto di riferimento, che hanno scelto di partorire a Poggibonsi sono considerate degne di attenzione.

Nella relazione viene sottolineata l’importanza della zona di confine e l’attrattività che esercita per le altre realtà.

 

  • 96 parti da residenti della ASL Toscana Centro.
  • Monteriggioni e Castellina in Chianti (Zona Senese) hanno scelto Poggibonsi:

 Differenza sostanziale – Peculiarità del Punto Nascita

Per Poggibonsi viene addirittura aggiunto un ulteriore punto nella relazione, oltre agli standard previsti:

Punto 5 – Peculiarità del Punto Nascita

  • Poggibonsi è stato uno dei primi ospedali in Italia a offrire l’esperienza del parto in acqua.
  • Dal 2007 è riconosciuto come “Ospedale Amico del Bambino e della Madre”.

Nella relazione relativa a Montevarchi non viene fatto alcun riferimento al fatto che:

  • anche il Punto Nascita di Montevarchi presenta il parto in acqua dagli anni ‘90
  • e dal 2024 ha ottenuto il riconoscimento UNICEF di “Ospedale Amico del Bambino”.

 

Tali differenze sollevano dubbi sul fatto che la Regione Toscana e la ASL, abbiano avuto reale interesse a salvare il Punto Nascita di Montevarchi.

Per questo , anche alla luce dei gravi errori commessi tre anni fa, ho chiesto formalmente venerdì 20 febbraio scorso, al Presidente  Giani, all’Assessore alla Salute Monni, grande assente in questa vicenda, e all’Assessore alle infrastrutture Boni, di condividere preventivamente con i Sindaci del Valdarno la nuova documentazione che dovrà essere inviata al Ministero, perché appare evidente, a mio giudizio, che il territorio non può più fidarsi dell’azione della Regione nei confronti del futuro del nostro punto nascita.

 

La mia è una richiesta legittima, quale autorità sanitaria locale, ho la responsabilità della tutela della salute dei cittadini.

Purtroppo, ad oggi, non ho ricevuto alcun riscontro dalla Regione.

Quindi, indipendentemente da cosa stia facendo la Regione Toscana, mi sono attivata personalmente con il Ministero per ottenere risposte e garanzie per la salvaguardia del nostro punto nascita

Lunedì, ho incontrato a Roma il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute e successivamente, il Sottosegretario alla Salute, Gemmato, che sta seguendo direttamente la vicenda. Dal confronto è emersa una piena apertura alla revisione del parere, purché la Regione presenti una nuova relazione veritiera e aggiornata.

Ho evidenziato che oggi il nostro reparto è pienamente operativo rispetto al 2023, con un Primario e professionisti capaci, in grado di dare un servizio di grande qualità e in sicurezza alle donne del nostro territorio, che apre ad una situazione attuale molto diversa rispetto al passato.

 

Ma ritengo precisare che, non possiamo accettare che la Regione si accontenti di chiedere una sospensione del dinego della deroga per i lavori in corso e che si avranno nel prossimo periodo sulla nostra autostrada.

 

No, pertanto, ad una deroga a tempo, in attesa che l’emergenza traffico passi, vogliamo garanzie per il futuro del nostro punto nascita. Dopo aver nascosto la richiesta di deroga e il risultato, probabilmente per paura di ripercussioni sull'esito delle elezioni regionali, dopo essere stati scoperti e aver ammesso che la relazione non è corretta, pretendiamo che la Regione documenti le reali condizioni orografiche che non permettono di raggiungere in sicurezza l’Ospedale di Arezzo, senza contare l’alta percentuale di stranieri nel nostro territorio che non hanno l’auto e dovrebbero recarsi a partorire con i mezzi pubblici.

 

Ci aspettiamo che la Regione intraprenda azioni concrete per facilitare l’aumento dei parti e garantire i livelli più alti possibili di sicurezza.

 

Cosa dovrebbe fare la Regione? Creare un distretto unico del Valdarno Aretino e Fiorentino, sappiamo che insieme sono più di 830 i parti all’anno e questo garantirebbe un numero più che sufficiente di nati per mettersi in sicurezza dalle soglie previste per legge, formalizzando un servizio che già oggi diamo a Figline, Reggello ecc, sul pronto soccorso da quando hanno scelto di chiudere il Serristori.

 

E’ una proposta che già avevo presentato nel 2017, bocciata dal Partito Democratico in Consiglio regionale, ma che oggi rivela l’importanza di condividere politiche sanitarie omogenee, garantendo un servizio di prossimità alla comunità che se attuato avrebbe benefici certi anche per il punto nascita.

 

Peccato che siano trascorsi 9 anni.  Se oggi il Presidente Giani riconosce che il Valdarno non è composto solo dai Comuni aretini, che non sono cinque ma otto, ma anche dal Valdarno fiorentino che può scegliere la maternità della Gruccia contribuendo, numeri alla mano, a garantire il rispetto delle soglie previste dalla legge, allora chiedo che queste considerazioni non restino semplici consigli, ma che provveda ad intraprendere l’iter per la formalizzazione della realizzazione di un distretto sanitario unico del Valdarno.

 

L’altra azione necessaria è quella di istituzionalizzare i rapporti già in parte esistenti con il presidio di Arezzo, permettendo livelli di integrazione tra strutture limitrofe con la costituzione di un’équipe condivisa per garantire la continuità assistenziale per la neonatologia oltre a poter prevedere un eventuale rotazione del personale, questo ci permetterebbe di avere addirittura un “plus” rispetto al Protocollo ministeriale, visto che il punto nascita del San Donato è di secondo livello.

 

Queste sono le due azioni politiche che chiedo alla Regione, oltre ad una relazione veritiera e attualizzata anche sulla situazione a pieno regime del punto nascita, l’arrivo del riconoscimento di Ospedale del bambino da parte dell’Unicef e il servizio non comune del parto in acqua, tutti punti di forza che non erano nella relazione del 2023.

Nei primi due mesi dell’anno sono già 73 i parti registrati nel punto nascita di Montevarchi. L’obiettivo dei 500 parti non è irraggiungibile se la Regione mette in campo strategie concrete e formali per incrementare l’attrattività.

 

Il Ministero, anche attraverso l’impegno del Sottosegretario alla Salute On. Gemmato, ha dimostrato apertura e disponibilità. Ora spetta alla Regione fare la propria parte fino in fondo, con responsabilità e trasparenza.

Continuerò a seguire con determinazione ogni sviluppo di questa vicenda. La tutela del Punto Nascita è una priorità assoluta per il futuro e lo sviluppo delle nostre comunità, tendo presente che l’Ospedale della Gruccia non è patrimonio esclusivo di Montevarchi, ma dell’intero Valdarno, compreso il versante fiorentino.

 

Redazione
© Riproduzione riservata
26/02/2026 18:22:51


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