Sophie Marceau, dal gran rifiuto che sconvolse la Francia all'incidente hot che mai dimenticheremo

Dal clamoroso rifiuto della Légion d'Honneur agli scivoloni sexy sul red carpet di Cannes
Di fronte a Sophie Marceau, il cinema francese si inchina. Ma lei? Lei non si inchina proprio davanti a nessuno. Nemmeno alla République quando le ha offerto la sua massima onorificenza. È il 2007 quando l'attrice più amata di Francia compie un gesto che lascia Parigi a bocca aperta: rifiuta la Légion d'Honneur. "Non me la sento di accettare", dichiara secca. Punto. Nessuna spiegazione, nessuna scusa diplomatica. In Francia, quell'onorificenza è come un Oscar per la vita, eppure Sophie l'ha declinata con quattro parole che valgono un trattato sulla libertà individuale. Altri l'avevano rifiutata prima di lei – Camus, Sartre, Duras – ma erano intellettuali con agende politiche. Lei no: è un'attrice che semplicemente non voleva. Puro stile Marceau: quella che a 14 anni conquistò il mondo con uno sguardo languido ne "Il tempo delle mele" continua a dettare le sue regole. E poco importa se qualcuno la chiama "difficile" o "caratteriale". Sophie se ne frega, con l'eleganza di chi sa di valere.
Il caratteraccio che l'ha resa unica
Parlano di lei come di una diva impossibile. Registi che hanno lavorato con la Marceau sussurrano di una donna esigente, intransigente, che non accetta compromessi sul set. "Ha un carattere difficile", ammettono fonti dell'industria cinematografica francese. Ma è proprio questa fermezza che l'ha resa grande: zero concessioni alla mediocrità, zero sorrisi di circostanza. Ha scelto i suoi film, i suoi registi, le sue battaglie. Ha fatto la Bond Girl in "Il mondo non basta" (1999), ha recitato in "Braveheart" con Mel Gibson, ma non si è mai piegata al sistema degli studios americani. Oggi la vediamo sempre meno: Sophie Marceau ha scelto la rarità come strategia, non si concede ai social, non rilascia interviste a raffica, non insegue i riflettori. Appare quando vuole, dove vuole, come vuole.
Cannes 2015: quando il vestito la tradi'
E poi c'è Cannes. Sempre Cannes. Il red carpet dove Sophie Marceau ha scritto alcuni dei capitoli più piccanti della sua leggenda involontaria. Maggio 2015: l'attrice arriva all'anteprima di "Mad Max: Fury Road" accompagnata da Guillermo del Toro, avvolta in un abito bianco candido con vertiginosa apertura frontale. Le scale del Palais des Festivals sono ripide, il vestito tradisce. Per qualche secondo le telecamere immortalano l'attrice in lingerie. Il web impazzisce. Lei? Sorride, prosegue, sale. Zero imbarazzo. Dieci anni prima, nel 2005, sempre a Cannes, un altro "incidente": il corpetto del suo abito cede. La rete ricorderà per sempre quell'attimo. Ma Sophie Marceau non si scusa, non si nasconde, non rilascia dichiarazioni imbarazzate. Perché dovrebbe? È un corpo, è il suo corpo, ed è bellissimo. Questi episodi, che per altre avrebbero significato crisi isteriche e comunicati stampa, per la Marceau sono diventati parte del mito: la diva che non si vergogna di essere donna.
La bellezza della rarità
Sophie Marceau oggi sceglie progetti d'autore, film che la appassionano, collaborazioni che la stimolano. Non ha profili Instagram con milioni di follower, non fa pubblicità a creme antirughe, non si presta al circo mediatico. È una diva old school in un'epoca di sovraesposizione compulsiva. E forse è proprio per questo che la vogliamo vedere di più. Perché Sophie Marceau ci ricorda che il vero glamour non sta nell'esserci sempre, ma nell'esserci bene. Nel scegliere. Nel dire no. Nel restare in mutande su una scalinata di Cannes e fregarsene bellamente, perché la vita è troppo breve per vergognarsi di essere umani. Chapeau, Sophie. O dovremmo dire: pas de chapeau, pas de Légion d'Honneur, pas de problème.

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