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Nuove stazioni Alta Velocità in Italia: mentre il Paese investe, Arezzo rischia di restare indietro

Il rischio non è soltanto infrastrutturale, ma economico e occupazionale

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L’Italia sta attraversando una fase di forte rilancio del sistema ferroviario Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC). Non si tratta più soltanto di collegare le grandi città, ma di costruire una rete in grado di servire i territori, rafforzando competitività, accessibilità e capacità di attrarre investimenti e occupazione. Un esempio emblematico di questa nuova visione è rappresentato dalla linea AV Napoli–Bari, lungo la quale sono previste sei nuove stazioni AV. Nel dettaglio, le fermate programmate sono:

  • Acerra e Casalnuovo: serviranno il densamente popolato hinterland di Napoli.
  • Hirpinia: progetto in corso, cantiere in fase avanzata.
  • Foggia-Cervaro AV: situata a soli 4 km dalla città, con un investimento di circa 47 milioni di euro.
  • Orsara: fermata funzionale della linea AV Napoli–Bari.
  • Centro commerciale AV: per collegare il centro Commerciale “Le Porte di Napoli”.

La presenza di sei fermate lungo una singola direttrice AV dimostra chiaramente come l’alta velocità venga oggi concepita come infrastruttura di sviluppo territoriale, capace di servire aree produttive, poli logistici e centri urbani intermedi, e non come semplice linea di attraversamento.

Accanto alla Napoli–Bari, anche lungo l’asse Milano–Venezia e Roma-Napoli sono in fase di progettazione o avanzata definizione diverse nuove stazioni AV, tra cui:

· Vicenza Fiera, a pochissimi km dal centro città, è una fermata integrata nell’attraversamento urbano e nel sistema infrastrutturale esistente;

· Ferentino (Frosinone), nel Lazio, dove è allo studio una fermata AV a circa 800 metri dal casello A1, fortemente orientata all’accessibilità su gomma, la stazione rimane a 8 km dalla città di Frosinone.

· La Tav del Garda, tra Desenzano e Sirmione, pensata per servire uno dei principali distretti turistici europei, con previsione di interscambio ferro–ferro con la linea storica.

Tutti questi progetti, pur diversi tra loro, condividono elementi chiave molto chiari: prossimità a grandi centri urbani o a sistemi economici consolidatiintegrazione con le principali infrastrutture viarie e, in molti casi, connessione diretta con la rete ferroviaria tradizionale. Sono criteri fondamentali per garantire un bacino di utenza adeguato e sostenere un numero significativo di servizi AV.

L’ipotesi di stazione MedioEtruria a Creti, così come oggi sostenuta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si colloca a quasi 40 minuti dal centro urbano di Arezzo, distante dalle principali infrastrutture viarie e priva di una reale integrazione con la linea ferroviaria storica. Una localizzazione che si discosta in modo evidente dai criteri adottati per le nuove stazioni AV realizzate o in progettazione nel resto del Paese.

Il rischio non è soltanto infrastrutturale, ma economico e occupazionale. In un contesto in cui la competitività dei territori dipende sempre più dalla qualità dei collegamenti, perdere centralità nella rete AV significa perdere attrattività per imprese, investimenti e lavoro qualificato.

Il presidente SAVA Matteo Galli commenta "Le opere oggi in progettazione vedranno la luce nei prossimi anni. MedioEtruria a Rigutino resta invece, al momento, solo un’ipotesi, mentre il MIT continua a insistere sulla localizzazione di Creti, nonostante le criticità evidenziate"

Il Segretario SAVA Domenico Alberti conclude "Un territorio privo di infrastrutture è destinato a morire".

Redazione
© Riproduzione riservata
01/02/2026 08:37:05


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