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Camera di Commercio dell'Umbria: aumentano le richieste di persone poco istruite

Poche attività ad alto valore aggiunto che danno qualità alla crescita

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Molti posti, ma un cambio di rotta silenzioso. Le assunzioni crescono a gennaio, poi però rallentano nel resto del trimestre. La struttura dell’economia cambia, più lavoro a bassa qualificazione, aumentano le richieste di persone poco istruite Poche attività ad alto valore aggiunto che danno qualità alla crescita. E gli effetti dell’inverno demografico si sentono sempre più.

Dati ufficiali del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere–Ministero del Lavoro). A gennaio 6.950 assunzioni programmate in Umbria dalle imprese (+4,8%, terza crescita regionale in Italia). Nel trimestre gennaio-marzo invece 17.850 ingressi, –1,3% sul 2025. Il peso dell’industria – comprese le costruzioni - scende al 41% degli avviamenti (era 43,9% nel 2019) mentre il 21% - dal 19% del 2025 - dei nuovi avviamenti al lavoro richiede solo la scuola dell’obbligo. Sale dal 19% al 24% la quota di personale immigrato richiesto dalle imprese umbre, un balzo frutto anche dell’inverno demografico.

Excelsior, la mappa in tempo reale del lavoro

Il Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, è oggi il principale strumento di osservazione del mercato del lavoro in Italia. Ogni mese vengono intervistate oltre 100mila imprese, che indicano quante persone intendono assumere, in quali settori, con quali qualifiche e con quali difficoltà di reperimento.
Excelsior non fotografa ciò che è già accaduto, ma anticipa le scelte delle aziende, rendendo visibile dove si sta spostando l’economia reale. Per questo è uno strumento chiave per le politiche del lavoro, per la formazione e per la competitività dei territori.

Un gennaio tra i migliori d’Italia

Nel solo mese di gennaio 2026 le imprese umbre hanno programmato 6.950 assunzioni, con una crescita del +4,8% rispetto a gennaio 2025. È una delle performance migliori a livello nazionale, superata solo da Valle d’Aosta e Calabria.
La spinta arriva soprattutto dai servizi, che registrano +280 avviamenti, mentre l’agricoltura aggiunge +40 posizioni. L’industria nel suo complesso, invece, resta sostanzialmente ferma, con 2.620 ingressi, praticamente lo stesso livello dell’anno precedente. La crescita iniziale è quindi concentrata soprattutto nelle attività a maggiore intensità di lavoro.

Il trimestre riporta il sistema in equilibrio

Se si allarga lo sguardo all’intero trimestre gennaio-marzo 2026, il quadro si ridimensiona. Le assunzioni previste scendono da 18.090 a 17.850, con una riduzione di 240 unità pari al –1,3%.
Il rallentamento è distribuito in modo simmetrico: –120 nell’industria e –120 nei servizi, mentre l’agricoltura resta sostanzialmente stabile. Questo indica che la spinta di gennaio non si traduce automaticamente in una crescita solida e continuativa.

Il nodo è che le attività ad alto valore aggiunto sono poche

Nel 2019 l’industria (manifattura più costruzioni) rappresentava il 43,9% delle assunzioni umbre di gennaio. Nel 2026 questa quota scende al 41%.
Dentro questo arretramento pesa soprattutto la manifattura in senso stretto, che passa dal 31,8% del 2019 al 27,1% del 2025, scendendo ormai stabilmente sotto il 30%. Ma il dato cruciale non è semplicemente la quantità di industria: è la debole crescita delle attività industriali più avanzate, quelle che richiedono competenze elevate, tecnologie, capacità progettuale e integrazione nelle filiere competitive.
Un sistema produttivo può anche avere industria, ma se questa non evolve verso segmenti più sofisticati, la qualità del lavoro non cresce.

I servizi tengono il sistema in funzione, ma ci sono pochi servizi avanzati

In parallelo cresce il terziario, che passa dal 56,1% del 2019 al 59% nel 2026. Commercio, turismo e servizi alla persona sono pilastri dell’economia regionale: tengono in piedi l’occupazione, sostengono i redditi e garantiscono la tenuta sociale.
Il punto che emerge dai dati Excelsior non è la loro debolezza, ma la scarsa presenza dei servizi avanzati alle imprese – informatica, consulenza, progettazione, servizi tecnici, ricerca – che nelle economie più dinamiche affiancano l’industria e moltiplicano la produttività. Senza questa componente, anche un’economia ricca di servizi rischia di rimanere bloccata su attività a basso valore.

Lo dice con chiarezza il livello di istruzione richiesto

La struttura dei settori si riflette nei profili cercati. A gennaio 2026 in Umbria la quota di assunzioni rivolte a persone con solo la scuola dell’obbligo o senza titolo sale dal 19% al 21%, lo stesso livello della media nazionale.
Nello stesso periodo la richiesta di diplomati scende dal 26% al 24% (ma è notevole la quota di avviamenti al lavoro programmati che riguardano le persone dotate di qualifica o diploma professionale, oggi diventati di notevole qualità) mentre quella di laureati resta intorno al 13%, contro il 17% dell’Italia. Quest’ultimo dato è coerente con quella “crescita senza qualità” in cui sembra intrappolata l’Umbria. È un fenomeno che riguarda varie aree dell’Italia, ma che in una regione piccola e manifatturiera come l’Umbria pesa di più sulla capacità di salire di livello nelle filiere produttive.

Molti posti, ma mancano le persone

Oltre un’assunzione su due in Umbria (50,2%) è giudicata dalle imprese di difficile reperimento, contro una media nazionale del 45,8%. Nella maggioranza dei casi il problema non è l’inadeguatezza dei profili, ma la scarsità di candidati disponibili.

Per questo cresce rapidamente anche il ricorso a manodopera straniera: la quota di lavoratori immigrati richiesti dalle imprese passa dal 19% al 24% in un solo anno. È un indicatore su cui insiste anche l’impatto crescente dell’inverno demografico, che tende ad indebolire la capacità produttiva regionale.

La sfida che emerge dai dati

Excelsior descrive un’Umbria che continua a creare occupazione, spesso anche con intensità superiore alla media nazionale. Ma mostra anche che il baricentro dei nuovi posti si sposta verso attività a minore contenuto di competenze, mentre cresce lentamente e con difficoltà la presenza di industrie e servizi avanzati capaci di generare più produttività e più valore.
È su questo equilibrio – tra quantità dell’occupazione e qualità della struttura produttiva – che si gioca oggi la traiettoria economica della regione.

Redazione
© Riproduzione riservata
18/01/2026 08:08:47


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