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Prima riunione della costituente Pd: "Rottamiamo il Pd ordoliberista e capitalista"

Bonaccini ufficializza il ticket col sindaco di Firenze Dario Nardella

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“E’ durata circa tre ore. Tutto molto surreale. Invece che alla prima riunione del Comitato costituente del nuovo Pd sembrava d’essere alla ricostituzione di Dp, la Democrazia proletaria” scherza amaro uno dei membri del suddetto e affollato Comitato, 87 designati “in rappresentanza - così è stato spiegato - delle varie anime del Partito democratico”. La prima riunione è stata ieri al Nazareno. Chi ha potuto è andato di persona, tutti gli altri collegati. Solo che invece di un’analisi oggettiva di questi anni, con analisi di cause ed effetti, scelta dei temi, timing politico, capacità di incidere e rappresentare, in una parola quale futuro per il Pd e quale identità politica per i dem, la prima riunione parte sia stata una sorta di processo al Pd. Una quasi abiura rispetto al suo atto di nascita nel 2007 e al suo documento d’identità nato dal famoso discorso di Veltroni al Lingotto. Questo hanno detto e argomentato con una certa passione prima Speranza, poi Orlando e la Urbinati. Giusto per citare i nomi dei big di questa prima riunione.  

“Una trappola per Bonaccini?”

 Capito l’andazzo tra i costituenti  è calato il gelo. Chi non è d’accordo con questa linea che porta esclusivamente ad una sinistra anche molto radicale ha preferito non prendere subito la parola. Ha invece preso appunti. E alla fine sul bloc notes è rimasta una considerazione molto semplice: “Poichè sanno che Stefano Bonaccini vincerà il congresso, gli stanno preparando la polpetta avvelenata di uno statuto con regole e principi indigeribili. Per rendergli impossible la segreteria”. Cioè, come prima e anzi, peggio di prima.

Ha aperto i lavori il segretario uscente Enrico Letta rivendicando la bontà e la necessità del percorso iniziato e di come sta accompagnando questa difficile fase per il Partito democratico. Prima Letta ha incontrato i sindacati per parlare di manovra (da domani iniziano le piazze sui temi della legge di bilancio in preparazione della manifestazione del 17). Poi la parola ai costituenti: 87 persone, equamente divise tra uomini e donne con l’ambizione di rappresentare un po’ tutte le sfumature del mondo Pd. Oltre a questi ci sono gli invitati permanenti: i presidenti di regione, i sindaci delle città metropolitane, i presidenti di Eurocieties, Anci, Upi e Ali, un rappresentante dei parlamentari eletti all’estero, segretari regionali, provinciali e di circolo, i candidati alla segreteria. Qualcuno scherza sui numeri: “Siamo oltre i famosi 101…”. Il riferimento è a coloro che silurarono nel segreto dell’urna la presidenza Prodi. Ieri mattina tra collegati e presenti ce n’erano molti meno.  L’obiettivo è scrivere entro la fine di gennaio una nuova Carta dei valori del Partito democratico. Una nuova costituzione. Definire cioè una nuova identità politica.  

“La Carta del 2007 è da buttare”

 Inevitabile quindi che la prima parte di confronto si sia focalizzata sulla Carta del 2007, il Manifesto dei valori alla base dell'atto di nascita del Pd scritta per lo più da Walter Veltroni. Versione ufficiale: “Chi l'ha giudicata bella ma datata, chi troppo legata ad un tempo in cui globalizzazione e liberalizzazioni erano concetti solo positivi e dominanti, siano solo all’inizio”. Un sano dibattito, insomma.

I resoconti degli interventi parlano però d’altro. Ovverosia di una  vera e propria rottamazione del Pd. Veltroni fece approvare quel documento nel febbraio 2008. Quasi quindici anni dopo, almeno in base agli interventi di ieri,  quei valori fondanti non vanno più bene. Il primo atto del Comitato Costituente si è trasformato così in un processo alla Costituzione dem. Sotto accusa in particolare l’impostazione economica. Si legge nel documento del 2008: “Un mercato aperto è strumento essenziale per la crescita. Compito dello Stato non è interferire nelle attività economiche, ma fissare le regole per il buon funzionamento del mercato, per mantenere la concorrenza anche con politiche di liberalizzazione e per creare le condizioni di contesto e di convenienza utili a promuovere innovazione e qualità”. Bene. Per Andrea Orlando - e altri intervenuti ieri  - è un’impostazione da superare. “Ordoliberista, non aggiornata ai tempi” ha tagliato corto l’ex ministro del Lavoro che chiede con molta chiarezza al Pd di “riflettere sul modello di sviluppo capitalistico”.  

“Riflettere sul modello capitalistico"

“E’ il nodo centrale attorno al quale deve ruotare la nostra riflessione: l'economia contro la vita delle persone”. Il documento del 2007 insomma è “impregnato di neoliberismo e di antipolitica”. Suggerisce di sottoporre a referendum tra gli iscritti la proposta dell’onorevole Lepore, cioè rinominare il PD come Partito del Lavoro. “Nel 2007 - ribadisce Orlando - abbiamo sbagliato. Anche allora c'erano altre strade per la sinistra”. E dire che all’epoca Veltroni portava accanto a sè il giovane Andrea Orlando presentandolo come astronascente del nuovo partito.

Roberto Speranza ha parlato subito dopo Letta e prima di Orlando. E anche dall’ex ministro della Salute, nonchè segretario di Articolo 1 che alla fine della costituente tornerà definitivamente nel Pd o come si chiamerà, sono arrivate parole durissime all’ex casa del centrosinistra.  Speranza ha attaccato “l'egemonia neoliberista”.  

Urbinati: “Il documento del 2007 è bolso e indigeribile”

In linea e anche di più l’economista Nadia Urbinati, uno dei membri effettivi della Costituente. Prima ha sollevato una questione di metodo: “Non ho capito in quale modo può essere vincolante la nostra elaborazione, visto che lavoriamo prima dell'elezione del nuovo segretario”. Della serie: non prediamoci in giro, se tutto questo diventa poi irrilevante perchè arriva un segretario che non la pensa così (Bonaccini?), tanto vale saperlo subito e non perdere tempo. Fatta la premessa, Urbinati ha preso l’ascia e ha fatto a pezzi la Carta dei Valori di Veltroni. “Il documento è brutto, bolso, illeggibile, fatto di parole d'ordine, burocratese. Serve un mutamento ancora più radicale dello statuto. Serve leadership di partito e più pluralismo”. In un intervento è stato citato “Chomsky che citava Lenin secondo cui senza teoria rivoluzionaria non esiste alcuna pratica rivoluzionaria”.  

La contraccusa: “Una vera impostazione minoritaria”

Non il Pd, appunto, ma una riunione d’antan di Dp. 

Chi non è d’accordo con questa impostazione tra il soviet e il vecchio Pci, ha preferito non replicare direttamente in assemblea. Ha raccolto gli appunti per i prossimi interventi. Qualcuno ha replicato subito, ha affidato ai social la propria posizione denunciando così quello che è successo nella prima riunione. Si tratta per lo più di sostenitori della mozione Bonaccini.

 “Leggo che alla prima riunione del gruppo di lavoro incaricato di rivedere il manifesto dei valori del partito democratico alcuni dei cooptati si sono sentiti in dovere di criticare aspramente il manifesto del 2007, mettendone in discussione i fondamenti” ha scritto il senatore Alfredo Bazoli, “sarebbe un gravissimo errore rimettere in discussione quell'impianto, che certo deve essere aggiornato ma di sicuro non stravolto. Quel manifesto era l'esito di un lungo percorso iniziato con l'Ulivo, che prefigurava un partito plurale e riformista, capace di rappresentare una larga parte del paese. Venne redatto da figure autorevoli e indiscutibili, e tutti vi si riconobbero. Se si pensa di cogliere l'occasione per stravolgere l'impostazione che ha dato vita al partito democratico si parte col piede sbagliato, e invece di rilanciarlo si corre il rischio di indebolirlo ulteriormente”.  

Verini: “Il 2007 uno dei punti più alti della sinistra”

Altrettanto chiaro Walter Verini che in aula al Senato per l’informativa su Ischia non ha potuto partecipare alla prima riunione del Comitato. “Ho letto qualche ricostruzione e alcuni interventi e mi sono sembrati molto singolari per l’approssimazione e la superficialità”. Giudizi durissimi, che posiamo immaginare ispirati anche di Veltroni, il fondatore del Pd che per ora ascolta e tace. Prima o poi parlerà anche lui, si spera. “Il documento del 2007 è stato uno dei momenti più alti della sinistra democratica italiana, elaborato da personalità di altissimo livello e spessore delle culture e delle esperienze progressiste, socialiste, laiche e cattolico-democratiche, ambientaliste e femministe”. Certo, un documento che deve essere aggiornato “ma non certo liquidato con giudizi  tipici di una vera e propria vocazione minoritaria”.  Di “gravissimo errore” parla anche l’ex senatore Andrea Marcucci.  

Il ticket Bonaccini- Nardella

Bonaccini, anche lui assente per impegni in Regione, è stato aggiornato in tempo quasi reale delle dinamiche nel Comitato Costituente. “Occorre cambiare del tutto la classe dirigente del partito” si è limitato a dire denunciando però tempi troppi lunghi “in cui non parliamo di altro e rischiamo di non farci capire dal paese”. Il candidato alla segreteria ha anche lanciato Dario Nardella, sindaco di Firenze. Sarà il ticket Bonaccini-Nardella la stella delle primarie del prossimo 19 febbraio. 

Ella Schlein ufficializzerà la sua candidatura domenica. A breve lo farà anche Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Paola De Micheli è ancora in campo.

Il comitato costituente intanto ha aggiornato i suoi lavori al16 dicembre e al 13 gennaio. Nei prossimi giorni si lavorerà in 4 sottocomitati: Dimensione internazionale; Crisi della democrazia; Partecipazione e stato di diritto; Sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile; Lavoro e Società giusta e inclusiva, diritti, beni comuni (scuola, sanità). Ci sarà un dialogo coi territori attraverso la Bussola e la consultazione con circoli e aderenti. I lavori dovranno essere ultimati il 22 gennaio, quando l'assemblea costituente voterà il nuovo Manifesto dei Valori. Il 19 febbraio, la grande festa delle primarie. Se il popolo del Pd, che anima i gazebo da quindici  anni, saprà ancora riconoscersi nella nuova carta dei Valori. 

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
02/12/2022 13:59:41


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