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Il grande caos di Coingas: parla la contabile Mara Cacioli

Intercettazioni, fatture, errori e soldi

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Era la primavera del 2019 quando la signora Mara Cacioli fu richiamata dalla pensione per mettere a posto il bilancio di Coingas in un caos totale di carte che non si trovavano, errori materiali e forse anche reati: “peculato”, sostengono i pm Roberto Rossi e Chiara Pistolesi.

Nell’aula della Vela ascoltano con attenzione Mara Cacioli, i protagonisti del filone consulenze (malversazione per circa 500 mila euro di soldi pubblici, secondo l’accusa): l’avvocato Olivetti Rason e il commercialista Cocci, cioè i destinatari degli incarichi al centro del processo; il sindaco Ghinelli, l’assessore Merelli, l’avvocato del Comune, Pasquini, accusati di aver favorito, con le loro condotte, quegli incarichi ritenuti dispendiosi, inutili, affidati senza gara; non c’è invece Francesco Macrì, all’epoca presidente di Estra, ritenuto vicinissimo a Rason e che avrebbe suggerito a Franco Scortecci, amministratore di Coingas subentrato a Sergio Staderini, di affidarsi all’esperta Mara Cacioli per riordinare la contabilità. Ascolta anche Scortecci, anche lui accusato come la stessa Cacioli per favoreggiamento.

“Ho lavorato in Coingas e poi in Estra dal 1980” ricorda Cacioli. “Ero in pensione e venni chiamata da Scortecci che doveva fare una riconciliazione tra professionisti, sollecitata dai revisori di Coingas. Sono andata. Era il primo aprile quando iniziai. Doveva essere una cosa breve, un paio di giorni. Pensavo l’azienda fosse come quando l’avevo lasciata, al 31 maggio 2018”. Invece non era così, riferisce Mara Cacioli rispondendo ai pm e al presidente del tribunale, Filippo Ruggiero. Coingas era un guazzabuglio. Avere contezza delle spese della partecipata dei Comuni, che partecipa Estra e riceve milioni di dividendi, era un rompicapo. I revisori non riuscivano ad avere le carte, c’era aria di azione di responsabilità verso l’ex amministratore Staderini. Chiedono a Cacioli, chi suggerì il suo nome a Scortecci per redigere il bilancio e la risposta è: Macrì. Le chiedono cosa significa “riconciliazione” e lei spiega: “Prendere i contratti in essere anche scaduti e confrontarli con le fatture rimesse dai professionisti per vedere se sono coerenti con gli importi, se c’è corrispondenza tra contratti e fatture”.

Dunque, Mara Cacioli si mise al lavoro forte della sua esperienza ultra trentennale, ma l’impresa si rivelò più ardua del previsto: “La gestione era assurda, in un anno erano riusciti a non fare nulla: la posta non protocollata, i contratti c’erano e non c’erano, la contabilità portata fuori dall’azienda presso il dottor Cocci dove andai a prendere i faldoni per riportarli in Coingas”. Il tempo stringeva, “eravamo sotto bilancio”, e la confusione era tanta, con Scortecci che voleva staccare la spina dei contratti con i professionisti. “Ho avuto tutti i contratti tramite Cocci, disponibile, mancava la documentazione per fare la riconciliazione: mi sono accorta che Rason aveva fatturato somme maggiori rispetto ai contratti”. Tra Cacioli e lo studio legale fiorentino non c’era intesa. Tutt’altro. Lei chiedeva ma non aveva risposte, dice.

“Mi sono risentita, non riuscivo a ricevere tempestivamente le carte. Mancavano documenti. Quanta fatica. E’ nata una antipatia reciproca, l’avvocato era reticente verso me e Scortecci, preferiva dialogare con altri e non con noi”. La contabile di Coingas spiega come, meticolosa, mise in fila ogni cosa per sottoporla alla società di certificazione per la verifica. E saltò fuori che “c’era un errore di 50 mila euro” nella contabilità con Olivetti Rason: fatturavano ogni volta 8 mila euro in più. Soldi da recuperare. Intanto i revisori, contrari alle super consulenze, incalzavano (“Poi abbiamo capito perché: andavano alla Digos un giorno sì e uno no”); i professionisti erano in contrasto fra loro, gli amministratori in fibrillazione, il Comune aveva affidato all’avvocato Pasquini una relazione di congruità. Una situazione complessa e che spiegherebbe, a dire di Cacioli, espressioni sopra le righe nelle sue telefonate intercettate.

E’ l’avvocato Raffaello Giorgetti, parte civile per il Comune di Cortona, a snocciolarle. “Certe cose, Sergio (rivolgendosi a Staderini ndr) non si potevano fare perché siamo una società pubblica. Ma si sta lavorando perché non succeda nulla”. Lei contestualizza: “Ma io rimisi in piedi un sistema di controllo che non c’era”. Il bilancio tra l’altro passò col placet di Ernst & Young, anche senza l’ok dei revisori, che si smarcarono con un non parere. E Cacioli li critica, perché in ballo c’erano i dividendi dei comuni, le cifre erano avallate, una posizione dovevano prenderla.  Invece mostravano “accanimento”, ma prima “erano stati mancanti nella vigilanza”. 

Cacioli ricorda poi di quando Pasquini disse che una assemblea di Coingas costava uno sproposito di spese legali: 15 mila euro. E di quando Rason disse a lei e Scortecci che il codice degli appalti non andava applicato e lei era dubbiosa. Quindi la frase su certe spese “non giustificabili”, i 280 mila euro a Rason, a fronte di “una società che non fa una sega”. Lei spiega: “Coingas è una holding senza personale e senza cda, quello era un mio punto di vista” ma afferma di non poter dare un giudizio di merito sul lavoro svolto dal professionista. Era l’esasperazione del momento: “L’avvocato non collaborava, non ci dava i documenti. Ero pressata da tutti…”

Giorgetti rammenta la telefonata in cui dice: “Ha preso incarichi senza un c... di niente, ha superato il tetto previsto da Anac...” eccetera. “Ero arrabbiata”. E ancora: “Ha preso un monte di soldi per non fare niente”. Cosa voleva dire? chiede il presidente Ruggiero. “Il cda di Coingas ha bloccato tutti i progetti, ha ritenuto che non servivano, quindi avevamo speso un sacco di soldi e basta”. Ma lei, chiede il giudice, fece questo lavoro per cosa? Quanto ricevette? “Ottomila euro. Meno di quanto avrei preso al lavoro. Avrei svolto l’incarico senza corrispettivo se la situazione fosse stata più tranquilla, invece si è protratta tre mesi”. Dall’11 ottobre in aula i testimoni delle difese degli imputati, anche degli altri filoni. Tutti innocenti fino a prova contraria.

Notizia tratta dal Corriere di Arezzo
© Riproduzione riservata
29/09/2022 07:16:42


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