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Fabio Maggini, l’ex bancario di Sansepolcro appassionato di modellismo navale

Costruisce in scala i suoi esemplari con legno di balsa curando maniacalmente i particolari

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Il modellismo navale è la sua passione, nata ai tempi nei quali – ancora molto giovane - viveva in Lombardia per motivi di lavoro. Oggi, Fabio Maggini è comunque sia un 70enne dallo spirito più che giovanile: vive a Sansepolcro con la moglie e, da bancario in pensione, ha più tempo da dedicare ai suoi modellini in scala, che divide con l’altro serio impegno portato avanti da anni, quello di tamburino del gruppo musici dei balestrieri biturgensi. Ha realizzato in totale una decina di modelli, Fabio Maggini, perché una barca, una nave o addirittura uno yacht in miniatura richiedono mesi e mesi di lavoro, che vanno anche oltre la durata dell’anno solare. Non solo: a lui basta scattare una o più foto del modello e conoscerne la lunghezza per ricavarsi le dimensioni in scala; se quindi l’imbarcazione reale misura 20 metri, lui può farne una di 50-60 centimetri ma rispettando la proporzione vera in tutto e per tutto.

Maggini, quando è nata questa passione?

“Abitavo a Pioltello, Comune della città metropolitana di Milano – ricorda – e una domenica (erano gli anni ’80) andai a Porta Ticinese, area del centro storico milanese nella quale c’è una grande darsena. Quel giorno si svolgevano le gare di modelli telecomandati, che mi rimasero subito impresse nella mente. Non bastasse questo, ogni venerdì ero solito passare lungo una strada nella quale vi era un negozio di modellini. Ce n’era uno pieno di velieri e dopo questa manifestazione nella darsena mi prese letteralmente la voglia di provarci. Comprai allora la scatola di montaggio e realizzai il primo modellino di veliero. Da allora – avevo meno di 30 anni – di pezzi ne ho fatti diversi, alcuni dei quali regalati ai parenti. Oltre ai velieri, c’è anche una delle tre caravelle di Cristoforo Colombo: la Santa Maria. Nel 2000, poi, andai al Salone della Nautica a Genova e scattai la foto dello yacht che ho riprodotto in miniatura”.

Qual è la “materia prima” adoperata per creare le sue piccole navi?

“La balsa, ovvero il legno più leggero che esista e che viene impiegato per realizzare anche gli aeromodelli. Acquisto i listelli all’Emporio 45 di Città di Castello e quando mi metto al lavoro comincio dallo scheletro per proseguire con la sagoma; ebbene, mi servo di un apposito telaio per la sagomatura, dopodichè faccio seccare il legno di balsa. Purtroppo, accade a volte che il legno si spezzi: ci sta, come ci sta anche di dover ricominciare daccapo ed è capitato. A ogni modo, per completare lo yacht in tutti i suoi particolari si è reso necessario oltre un anno di lavoro. Mi dedico a questa passione in particolare la sera, specie nel periodo invernale: l’arrivo della pandemia e il conseguente lockdown mi hanno permesso di occuparmi praticamente a tempo pieno delle mie navi e barche”.

Da quali imbarcazioni è composta la sua “flotta” di modellini?

“Ho 7-8 riproduzioni di una certa consistenza, fra yacht e velieri d’epoca, alle quali aggiungerne altre più piccole di barche e motoscafi di cui mi sono inventato il modello. Ogni esemplare è verniciato, rifinito e arredato all’interno. Non vi è il motore, ma tutti i pezzi galleggiano regolarmente in acqua. Di recente, ho rifatto anche la barca dell’iniziativa “Mare Pulito”, promossa dalla Coop, poi c’è qualcuno che mi fa richieste specifiche sulle imbarcazioni”.                       ”.

Maggini apre poi l’interno dello yacht e spuntano scalette, salotti, vani camera e bagno e gommoni di salvataggio. Immaginiamo quindi che di tempo ce ne sia voluto molto per arrivare in fondo?

“Un anno e due-tre mesi, considerando il fatto che ancora lavoravo in banca, per cui nel mio speciale laboratorio ci venivo solo la sera. Ma quando sono andato in pensione la musica non è cambiata, nel senso che per fare il secondo yacht ci ho messo anche in questo caso oltre un anno, quindi lo stesso tempo. Con il mio yacht “Altair” ho poi preso parte nel 2016 alla Collettiva d’Arte Varia, la rassegna del periodo natalizio organizzata dalla Compagnia Artisti. Un modellino, il mio, insieme ai quadri e alle altre opere d’arte presenti”.

Qual è la dote più importante che deve avere chi coltiva questa passione ed esercita la relativa attività?

“La pazienza. Spesso, la frenesia nel voler terminare il lavoro prende il sopravvento, perché magari in testa ci immaginiamo il pezzo già fatto, ma poi si finisce in preda alla malinconia, perché quando è pronto non ci possiamo più mettere le mani. La voglia di andare avanti fa spesso dimenticare i particolari, che anche nei modellini delle navi hanno la loro importanza. Non solo: alla fine pitturo anche le navi, usando vernice a smalto e stando attento a non farla colare per mantenere uniforme la passata di pennello”.

Con le sue mani realizza anche altro?

“Durante il periodo del Covid-19, ho fatto alcuni trattorini per i nipoti, poi anche camioncini e il trenino bob”.

Una curiosità legata a questo hobby?

“Un giorno ero talmente preso dai particolari che ho iniziato la mattina e sono arrivato a buio senza accorgermene: non avevo nemmeno fatto la pausa per il pranzo”.

Adesso che è pensionato può dedicarsi in maniera più continua ai suoi modellini?

“Ogni anno, in inverno, ricomincio a fare qualcosa, anche se il modellismo navale mi sembra in chiara crisi: non ci sono più gli appassionati di un tempo che si dedicano con certosina pazienza, per ore e giorni, a costruire modellini di navi e di aerei. È una generazione scomparsa o quasi”.

La famiglia ha sempre assecondato le sue volontà?

“Senza dubbio: non ho mai avuto contrasti. Semmai, si pone ora il problema di trovare uno spazio adeguato agli esemplari che ho costruito: li tengo in un locale di casa, ma necessiterebbero di una degna esposizione”.  

Redazione
© Riproduzione riservata
11/08/2022 10:48:57


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