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Cos'è il pre-diabete e come evitarlo

Coinvolge tra i cinque e i dieci milioni di italiani

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Ci sono almeno due buone ragioni per parlare di pre-diabete e far conoscere i rischi ad esso connessi. La prima è che la sindrome pre-diabetica coinvolge tra i cinque e i dieci milioni di italiani, e comporta un maggiore rischio di sviluppare un vero e proprio diabete, precisamente quello di tipo 2. Stime recenti parlano di un 30% dei casi nei successivi 10 anni circa.
La seconda è che le persone con indici glicemici alterati presentano un maggiore rischio di ipertensione arteriosa e/o volumi elevati di trigliceridi e/o ridotti valori di colesterolo buono (HDL).

Non ci dilungheremo ora sul diabete: ricordiamo solo che, mentre quello di tipo 1 è una malattia autoimmune che si manifesta da bambini o da giovani, il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica da alimentazione squilibrata verso carboidrati e zuccheri e, se trascurata, rende dipendenti dalla terapia insulinica come il tipo 1. La buona notizia è che si può prevenire con lo stile di vita, in particolare con l'attività fisica periodica e una sana alimentazione.

Come è ampiamente noto alla saggezza popolare e in letteratura medica questi sono gli ingredienti ideali per far rientrare il paziente nella temuta sindrome metabolica, ampiamente sottovalutata, specie dagli uomini. Come riconoscerla? Dei valori glicemici parleremo dopo, ma un giro vita superiore a 102 cm per i maschi e a 88 per le donne, una pressione arteriosa oltre i 130 su 90, colesterolo oltre i 200 e trigliceridi superiori a 150 non devono essere assolutamente trascurati. Mai e poi mai.
In caso contrario a far festa saranno, prima o poi, le malattie cardiovascolari. Non solo. Come ha ricordato loncologa Maria Rosa Di Fazio nel libro Il cibo che cura-il cibo che ammala (Mind Editori): "Pochi sanno che un diabetico corre un rischio di ammalarsi di tumore da dieci a venti volte più elevato rispetto a quello di chi diabetico non è".

Cos'è il prediabete

Si parla di pre-diabete quando i livelli di zucchero sono più alti del normale ma non così alti da poter diagnosticare il diabete di tipo 2. In concreto, il campanello d'allarme squilla quando il livello di glicemia è compreso tra i 100 e 125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno, IFG), oppure quando, in seguito a carico orale di glucosio, la glicemia è compresa tra i 140 e 200 mg/dl (alterata tolleranza al glucosio, IGT) o, per finire, se il test dell'emoglobina glicata è compreso tra il 5,7% e 6,4% mg/dl.

Fra le cause del pre-diabete ci sono una ridotta efficacia biologica dell'insulina e una produzione non ottimale di insulina da parte delle beta-cellule pancreatiche. Si proprio i disturbi classici del diabete di tipo 2 pur se espressi in maniera minore.
Pare accertato che anche la mancanza di attività fisica e il sovrappeso siano tra le cause di un processo di progressiva insulino-resistenza. Se, da un lato, il grasso in eccesso, può aumentare lo stato infiammatorio nel corpo, favorendo il processo di resistenza all'insulina, dall'altro, l'esercizio fisico (e un'alimentazione più corretta) producono nel nostro corpo quei cambiamenti che ci aiutano a mantenere in equilibrio i livelli di zucchero nel sangue.

L'aiuto dalla natura

Diciamo subito che non esistono farmaci indicati e specifici per il pre-diabete.
Ma ci si può aiutare con gli estratti di alcune piante o frutti che stimolano il metabolismo dei carboidrati. Ad esempio la pianta Momordica nota anche come "melone amaro" o "cetriolo cinese", il cui succo rientra nelle diete di alcune popolazioni asiatiche. Oppure la tropicale Gymnema, (il nome significa "mangia zuccheri") che è capace di stimolare le cellule beta pancreatiche a produrre insulina, che favorisce il metabolismo energetico e contribuisce a ridurre il senso di fame.
Migliora sia il controllo glicemico che il profilo lipidico l'Ilex Paraguariensis, della famiglia delle Aquifoliaceae, nativa del Sud America, da cui si ricava il mate, popolare bevanda assai diffusa in Sudamerica.

Anche cannella e mirtillo sono un supporto nei casi di iperglicemia. La prima regolarizza l'assorbimento degli zuccheri, il secondo, ricco di antocianine (molecole pigmentate dall’azione antiossidante) è in grado di ridurre la glicemia postprandiale e l'insulinemia in soggetti con diabete mellito o prediabete.
Sono, inoltre, diversi i polifenoli che svolgono un'azione ipoglicemizzante (i polifenoli sono molecole che proteggono le piante dal rischio ossidativo provocato dalla luce solare). Si pensi all'oleuropeina e all'idrossitirosolo estratti dalle foglie dell'ulivo, che hanno proprietà ipoglicemizzanti, antiipertensive e anti-aterosclerotiche.

L'aiuto a gestire in modo ottimale il nostro metabolismo non arriva solo dagli estratti di frutti e piante ma anche dai minerali. Il cromo picolinato è una forma organica di cromo, un minerale necessario all'organismo in quantità limitate e può contribuire al mantenimento dei normali livelli di glucosio nel sangue.

Fermare in tempo una malattia come il diabete di tipo 2 è possibile, dunque, con uno stile di vita appropriato e uno sguardo attento a ciò che ci regala la natura.

Notizia tratta da ilgiornale.it
© Riproduzione riservata
15/06/2022 16:30:11


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