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Veneri: "Bambino casentinese nato in automedica perchè la madre costretta a venire ad Arezzo"

Interrogazione del consigliere su possibile deroga del punto nascita a Bibbiena

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L’Ospedale di Bibbiena è, ad oggi, sprovvisto di un punto nascite, rendendo assente il servizio in tutta l’area del Casentino e creando un’inefficienza che grava notevolmente sulla comunità del territorio casentinese. Il punto nascite attivo più vicino per i paesi del Casentino si trova presso l’Ospedale San Donato di Arezzo; per le partorenti provenienti dall’area casentinese dover raggiungere il punto nascite di Arezzo, e percorrere notevoli distanze, rappresenta un’esposizione a grossi rischi. La notizia del bambino nato, la sera del 10 gennaio scorso, su un’automedica a Capolona, è la dimostrazione lampante delle carenze della sanità territoriale. Solo la capacità e la prontezza dei volontari della Croce Bianca hanno consentito di poter portare a termine il parto in sicurezza per il bambino e per la madre: ma l’emergenza non può costituire la normalità, perché potrebbe capitare che un mezzo di trasporto sanitario non sia disponibile” fa notare il Consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Gabriele Veneri. “Ho presentato un’interrogazione in cui chiedo alla Regione e all’assessore alla Sanità se si stanno valutando soluzioni per consentire alle famiglie del Casentino di poter partorire senza doversi recare necessariamente all’Ospedale di Arezzo, come, ad esempio, la riapertura in deroga di un punto nascite presso l’ospedale di Bibbiena. E se si stanno predisponendo misure per consentire alle famiglie casentinesi, che devono usufruire del punto nascite dell’Ospedale di Arezzo, di poter effettuare il trasferimento e il parto in condizioni di sicurezza, con particolare riguardo a quelle che provengono dalle aree più isolate della vallata” chiede Veneri.La popolazione del Casentino denuncia continui e insistenti disagi dovuti alla mancanza di un punto nascite all’Ospedale di Bibbiena, che provoca difficoltà simili a quella verificatasi a Capolona, con madri partorienti che rischiano di non raggiungere in tempo l’ospedale e di dover partorire in auto, dato che le famiglie casentinesi devono raggiungere l’Ospedale di Arezzo con mezzo proprio. Inoltre, molto spesso le famiglie devono affrontare molteplici viaggi tra Arezzo e il Casentino, perché tra i primi segni del parto ed il momento in cui avviene possono passare anche diverse ore o, addirittura, giorni -fa notare Veneri- Non si può far completamente gravare il peso del trasporto della partoriente verso l’Ospedale sulle spalle delle famiglie. Il progressivo decremento della natalità e lo spopolamento del territorio casentinese sono dovuti anche alla mancanza di servizi fondamentali per i cittadini e le famiglie, come appunto l’assistenza al parto”.

Redazione
© Riproduzione riservata
14/01/2022 12:17:51


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