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Sansepolcro, agriturismo sotto assedio dei cinghiali: "Nessuna tutela", dice il titolare

La questione è finita anche in tribunale, ma un rinvio dell'udienza che sa di beffa

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“Sono indifeso davanti ai cinghiali, sotto assedio da anni e non ho la minima possibilità di difendermi: situazione che sta causando ingenti danni, continui e ripetuti, sia ai campi che al parco del mio agriturismo”. È il grido d’allarme che arriva - nuovamente perché si era rivolto alla nostra redazione già nel 2019 - di Francesco Guidobaldi, imprenditore agricolo e titolare di un agriturismo nella collina di Sansepolcro affacciato sullo specchio d’acqua di Montedoglio. Una situazione che va avanti da anni con un continuo rimpallo di responsabilità. “Il mio agriturismo – racconta Guidobaldi – si sviluppa su circa 45 ettari, tutti presenti all’interno di una ZRV con divieto di caccia, acronimo che sta ad indicare zona di rispetto venatorio come è riportato in tutte le tabelle presenti nel perimetro. Questo significa che la densità degli ungulati deve essere pari a zero poiché area non vocata, quindi non deve esserci neppure la presenza del cinghiale. Ho interpellato vari enti, ma le competenze e le responsabilità sono tutte sull’ATC in questo caso la numero due che ricade sulla Valtiberina. Un loro tecnico incaricato, nei primi mesi del 2018, ha effettuato una valutazione del danno riportando nel verbale ‘gravissimi danni da sgrufolamento sia sul parco della piscina che dei terreni’ consigliando la posa in opera, a prevenzione, di una recinzione”. Poi continua il titolare mentre ci mostra la situazione. “Chiedo solo di essere tutelato, secondo quelle che sono le leggi vigenti le quali dicono che entro i primi 2-5 giorni dalla richiesta deve essere installato dai cacciatori, o chi per l’ATC, un filo elettrico nel perimetro ed organizzare una battura di caccia al fine di limitare i danni: tutto questo in 4 anni non è mai stato fatto e la situazione – già grave - è notevolmente peggiorata e fatta insostenibile anche dal punto di vista economico”. La questione è finita anche in tribunale, seppure il giudice nel mese di giugno ha rimandato l’udienza di un altro anno e sette mesi: dopo il danno, quindi, anche la beffa. “Sono costretto a dover rifare più volte all’anno il giardino, che poi non torna più come prima; giardino danneggiato che penalizza anche l’immagine e il servizio della struttura e minor produzione nei campi coltivati - prosegue Guidobaldi – sottolineo che un agriturismo lavora con il giardino, il mio si sviluppa in una superfice di circa 5000 metri quadrati. Ho chiesto anche dei preventivi, seppure la spesa non è affatto più sostenibile poiché varia dai 15 ai 50mila euro in base al tipo di lavoro che si sceglie di fare”. Una struttura che comunque lavora, seppure inevitabilmente penalizzata da un vero e proprio assedio dei cinghiali ripresi anche dalle fototrappole notturne: intere famiglie anche di 15-20 elementi, che di conseguenza portano dietro pure i lupi. “E’ tutto documentato, cosa altro devo fare? – chiede il proprietario – capite che io non so più come comportarmi, essendo una situazione che va avanti da troppi anni. Certa è una cosa, non mi sento tutelato per niente dalle istituzioni che hanno il dovere di fare in primis prevenzione danni e che dovrebbero comunque occuparsi di situazioni di questo genere. Come previsto dalla legge – conclude - basterebbe l’installazione di un recito a protezione, come consigliato dal perito e da me richiesto più volte”

Redazione
© Riproduzione riservata
21/11/2021 16:54:35


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