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Ciao Mauro...

Giorgio Ciofini ricorda il bomber Mauro Benvenuto

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Pochi giorni dopo Giorgio Peruggia, se n’è andato anche Mauro Benvenuto, calciatore di un’altra generazione, che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della U.S. Arezzo. Anche l’erba, a quei tempi ancora giovane del Comunale, ne sarà segnata per sempre, non solo per la sua stazza.

Sei stato un centravanti di peso, in tutti i sensi. Pesava la tua classe e la tua personalità in campo, non meno dei tuoi gol. Nessuno come te, da quando seguo l’Arezzo (e sono sessant’anni) sapeva proteggere palla e far salire la squadra.  Pochi come te, sapevano giocare per la squadra e fare gol. I tuoi non erano mai banali. Portavano impresso, tutti, il marchio di fabbrica, frutto di una combinazione tutta tua, di potenza, di astuzia e di classe.

Per l’Arezzo dei tempi, sei stato una specie di Ibra della Lanterna, cui somigliavi per fisicità, visione di gioco, personalità e presenza in campo. Inconfondibili i tuoi gol, come l’accento genovese, che persisteva ostinato in te, alla faccia di mezzo secolo di residenza aretina, al pari del tifo per il Vecchio Grifone.

Per la storia amaranto sei stato l’unico centravanti, che si è fregiato del titolo di capocannoniere in serie B. Accadde nell’anno di grazia 1970-71, con l’Arezzo per me più forte di sempre. Solo la falsa partenza e una Società spaventata dal gran salto, impedì a quello squadrone l’approdo che, dopo quasi cent’anni di storia, ancora ci manca: la serie A. Quell’Arezzo di cui sei stato il terminale offensivo, per me è il più forte di sempre.

Cito a memoria quella magica formazione: Nardin, Vezzoso, Vergani, Camozzi, Tonani, Parolini, Galuppi, Pupo, Benvenuto, Farina, Incerti.  Appese le scarpe al chiodo, hai provato il legno della panchina, ma non ti bastò il carisma.

Allora scegliesti la Val di Chiana per vivere, ma restò la passione per i colori amaranto, seconda solo a quella per il tuo Genoa, che ti trovasti ad affrontare proprio a Marassi, nella partita di un doppio debutto: il tuo con l’Arezzo e quello, in serie B, degli amaranto. Era l’11 settembre 1966.

Fu il segno di un destino che, senza ragione apparente, all’improvviso ti mette di fronte a situazioni impossibili, a cui non ci si può sottrarre. Non basta la forza, il coraggio, l’abilità, la passione, l’amore per la vita. Impossibile, per te, fu quell’esordio, come il finale di una partita dal risultato già scritto, definitiva, che non si può vincere, né rigiocare.

Ci mancherai Mauro e mi mancheranno le chiacchierate che facevamo ogni volta che t’incontravo in città, dove ogni tanto scendevi dalla tua Val di Chiana e, inevitabilmente, si finiva a parlare di calcio e dell’Arezzo. Oggi la città, la squadra che ormai era anche tua, ti piangono come si piange un campione e un amico indimenticabili. Rip.  

Giorgio Ciofini

Redazione
© Riproduzione riservata
26/10/2021 16:00:21


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