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Vitalizio a Formigoni e Del Turco, ok del Senato. Hanno diritto alla pensione

La commissione Contenziosa di Palazzo Madama annulla la revoca

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Per legge, Roberto Formigoni, ha diritto alla pensione. La decisione è stata presa dalla commissione Contenziosa del Senato, presieduta dall'azzurro Giacomo Caliendo, che ha accolto il ricorso dell'ex governatore lombardo. L'organismo guidato dall'ex sottosegretario alla Giustizia, ha annullato la cosiddetta delibera Grasso e la sua decisione non riguarderebbe solo Formigoni, ma avrebbe valenza erga omnes, comprendendo anche il caso di Ottaviano Del Turco, che così potrebbe “recuperare” il vitalizio sospeso. 

Dura la reazione degli esponenti del M5S (nell’organismo parlamentare c’è Alessandra Riccardi, eletta dal M5S ma poi passata alla Lega). «Una vergogna inaudita» urla la vicepresidente del Senato Paola Taverna: «Gli italiani che ogni giorno lavorano e cercano di arrivare a fine mese ringraziano di cuore Caliendo, Pillon e Riccardi che hanno detto sì alla pensione-vitalizio per il condannato Formigoni». Ancora più duro l’ex viceministro Stefano Buffagni: «Che schifo».

Dalla commissione presieduta dal senatore di Forza Italia, Giacomo Caliendo, si fa sapere che non sarebbe stata adottata una «scelta politica», ma applicata una legge. In particolare, alla luce della legge del 2019 che ha convertito il dl sul Reddito di cittadinanza, i cittadini a cui va sospeso il pagamento dei trattamenti previdenziali sono coloro che, condannati in via definitiva (per reati che non sono di stampo mafioso o terroristico) si siano resi latitanti o siano evasi. E questo non è il caso di Formigoni che sta scontando la sua pena ai domiciliari. 

Formigoni: dall'inchiesta al vitalizio riconquistato
I problemi con la giustizia di Roberto Formigoni, ex parlamentare ed ex presidente della Regione Lombardia, risalgono all'aprile del 2012 quando scoppiò il caso Maugeri, una delle eccellenze della sanità lombarda. La Procura di Milano dispose l'arresto di cinque persone, accusate di aver sottratto 56 milioni di euro dalle casse della Fondazione Maugeri. Tra gli arrestati, anche l'uomo d'affari Pierangelo Daccò, amico di amico di Formigoni e uomo vicino a Comunione e Liberazione, di cui fa parte l'allora presidente della Lombardia. L'inchiesta si allarga coinvolgendo anche il San Raffaele.

Il processo si apre il 6 maggio 2014: secondo i pm di Milano, dalle casse della Maugeri sarebbero usciti soldi confluiti sui conti delle società di Daccò, che avrebbero garantito a Roberto Formigoni circa 8 milioni di euro tra contanti, viaggi, e la disponibilità di tre yacht. In cambio, Formigoni avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele garantendo rimborsi indebiti. I pm chiedono 9 anni di carcere per Formigoni, imputato per associazione a delinquere e corruzione. La sentenza arriva nel dicembre 2016 con la condanna a 6 anni di reclusione.

Pena aggravata dalla Corte d'Appello di Milano a 7 anni e 6 mesi. Poi la sentenza definitiva del 21 febbraio 2019 con la decisione della Corte di Cassazione che condanna Formigoni a 5 anni e 10 mesi, con un leggero sconto di pena per prescrizione. E' stato detenuto nel carcere di Bollate dal 22 febbraio al 22 luglio 2019, quando gli è stata concessa la detenzione domiciliare, in quanto ultrasettantenne, come richiesto dalla difesa. Infine, oggi, la Commissione Contenziosa del Senato ha dato ragione a Roberto Formigoni, che aveva fatto ricorso contro la sospensione del suo vitalizio dopo la condanna definitiva: lo riavrà.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
14/04/2021 05:45:50


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