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Sansepolcro e la Buitoni ricordano Maradona

Buitoni era la scritta che sul petto portava “el pibe de oro”

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Era inevitabile che, dopo la brutta notizia di mercoledì scorso ben presto arrivata in ogni angolo del mondo, venisse ricordato a più riprese il grande Diego Armando Maradona, genio assoluto del pallone scomparso a soli 60 anni. Ogni emittente ha ricostruito la sua vita, calcistica e non, attraverso puntate speciali. Più volte le immagini si sono soffermate sul “primo” Maradona della parentesi italiana, condottiero numero di quel Napoli che il 10 maggio 1987 festeggiò il primo storico scudetto, quello della rivincita e del riscatto del sud nei confronti del nord. Napoli era salita sul tetto del calcio italiano e fra le veroniche, le giocate da spettacolo, le intuizioni da campione e le reti di Maradona immortalate dalle telecamere ho visto sempre lo stesso logo: Buitoni. Nelle maglie, nelle tute e in tutto ciò che contraddistingueva il Napoli, quel Napoli che sarebbe diventato campione d’Italia. Buitoni era la scritta che sul petto portava “el pibe de oro” e che inevitabilmente campeggiava in automatico con lui, perché era naturale che avesse sempre gli obbiettivi puntati addosso. Da biturgensi, anche se tifosi di altre squadre più blasonate, ci inorgogliva pur sempre vedere quel marchio così familiare abbinato al più grande calciatore di sempre, che peraltro in quel momento era all’apice della carriera. La Buitoni, come main sponsor, vinse di fatto in automatico anch’essa lo scudetto assieme al Napoli. In quel periodo, l’allora Gruppo Sportivo Borgo – portacolori calcistica di Sansepolcro - militava in Seconda Categoria, ma se fosse stato in D l’idea di un’amichevole celebrativa contro la squadra della città in cui è nata la Buitoni non sarebbe stata scellerata, tutt’altro. Certo, anche ammesso che si potesse giocare Sansepolcro-Napoli, avremmo dovuto dirottare l’appuntamento come minimo allo stadio di Arezzo, perché il “catino” del Buitoni sarebbe stato troppo piccolo per un evento del genere. Fatto questo inciso, torniamo all’argomento di fondo. La Buitoni seppe azzeccare in pieno la scelta aziendale di legarsi alla formazione partenopea (pensiamo solo al ritorno di immagine garantito da Maradona) in un periodo nel quale era appena uscita dalla grande crisi di inizio anni ’80 e da poco era passata nelle mani di Carlo De Benedetti, che poi l’avrebbe venduta alla Nestlè, prima dell’avvento di Angelo Mastrolia. Nella stessa stagione dello scudetto (il sottoscritto era infatti presente come inviato, la mattina del 18 dicembre 1986, alla firma degli accordi al Ministero dell’Industria a Roma), vi fu la prima importante quanto dolorosa decisione della nuova proprietà: mantenimento dello stabilimento di Sansepolcro e chiusura di quello di Foggia. Anche Sansepolcro, quel giorno, aveva vinto il suo significativo “scudetto” e ricordo benissimo i volti dei sindacalisti foggiani dopo che era stato apposto in calce il nero su bianco sul documento portato dal funzionario del Ministero. Maradona, il Napoli e la Buitoni: eravamo nella seconda metà degli anni ’80, ai quali Tg2 Dossier – su Rai Due – ha dedicato uno straordinario speciale, definendo il decennio come quello dell’eterna adolescenza. Le performance di Maradona, il sogno divenuto realtà per il Napoli e la prospettiva di una lunga vita della Buitoni nella città in cui è nata: prototipi di un periodo nel quale – il giornalista l’ha detta proprio giusta – i soldi del Monopoli erano forse più di quelli reali, il debito pubblico si gonfiava perché i partiti dovevano accaparrarsi l’elettorato, la crisi covava senza essere percepita (perché comunque il commercio tirava e il soldo girava) e la speranza nel futuro era forte. Un periodo di ottimismo, dunque, che oggi ci rende nostalgici, proprio come Maradona che infiammava il San Paolo con la scritta Buitoni sulla maglia.

Claudio Roselli

Redazione
© Riproduzione riservata
29/11/2020 13:19:57


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