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Intervista a Nicola Gregori presidente della società podistica Avis Sansepolcro

"Pensavamo di essere invincibili e indistruttibili: invece non era cosi"

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Con la “fase 2”, si rimettono in moto anche le gambe dei podisti, nonostante le disposizioni da rispettare per non vanificare l’impegno profuso nei due mesi precedenti. Nicola Gregori è atleta e presidente della società podistica Avis Sansepolcro, che porta avanti in città una tradizione avviata negli anni ’60-’70 e che da qualche tempo ha rispolverato anche il suggestivo appuntamento della gara podistica in notturna nel centro storico della città biturgense.

Presidente Gregori, era giusto che anche lo sport si fermasse e chi pratica l’atletica quali disposizioni deve rispettare?

“E’ stato senza dubbio giusto che lo sport si sia fermato al completo, anche per una questione di correttezza. L’atletica si è ovviamente unita - podismo compreso - e mi dà tanto l’impressione che in questo periodo di “fase 1” qualcuno si sia improvvisato podista al fine di trovare la scusa buona per uscire. Ora, per fortuna, la “fase 2” ci ha ridato il via libera, purchè si vada a correre da soli, non si facciano allenamenti di gruppo e si scelgano orari e percorsi non frequenti. Possiamo allenarci anche senza mascherina e stare distanti, ma soprattutto dobbiamo evitare le scie”.

Qual è allora la sua preoccupazione principale per la “fase 2”?

“Che dopo due mesi di “reclusione” il richiamo delle belle giornate invogli a uscire di casa anche oltre il lecito. Se si esce da soli o con la famiglia, nessun problema: questa è semmai l’unica concessione. Il problema è che la voglia sia quella di riunirsi in gruppo, in casa come a passeggio e come in bicicletta, ma anche con un semplice incontro fra due famiglie. Bisogna allora essere responsabili e gestire al meglio la libertà attuale che ci è permessa, per poter tornare quanto prima alla normalità”.

Qui in Valtiberina c’è un deterrente per determinati incontri: il confine di regione. Ma è un criterio valido?

“Noi abitiamo a pochissima distanza dal confine con l’Umbria e c’è chi in Umbria ha i genitori residenti e viceversa, quindi io ritengo che prima di tutto la valutazione più obiettiva sarebbe stata quella della situazione contingente, specie per ciò che riguarda i focolai e in base a quella applicare un grado di liberalizzazione o meno. E comunque, una soluzione per Comuni confinanti sarebbe stata a mio avviso migliore: la Valtiberina è un territorio omogeneo, anche se amministrativamente diviso, per cui avrebbe avuto diritto a essere considerato come tale, sempre rispettando le regole e in assenza di focolai”.

A quando il ritorno alla normalità?

“La vedo un po’ lunga. Se saremo bravi a rispettare le regole e ad evitare le ricadute, ci riprenderemo in modo graduale la nostra libertà. Per ciò che riguarda lo sport – e mi riferisco in particolare a quello che pratico io, il podismo – dovremo pazientare a lungo: oltre alle vicinanze e alle scie che si creano in gare molto spesso caratterizzate da un numero elevato di concorrenti, c’è tutta la complessa gestione delle premiazioni e dei ristori, tanto per citare due aspetti. Penso allora che fino al 2021 dovremo scordarci gli eventi agonistici: semmai, i più importanti in assoluto potranno svolgersi fra settembre e dicembre, ma con un numero limitato - se non chiuso - di partecipanti. Anche ammesso, per esempio, che si corra in novembre la Maratona di New York, è impensabile che gareggino 100mila podisti”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze e sacrifici?

“Pensavamo di essere invincibili e indistruttibili: invece, poco è bastato per farci chiudere in casa. Ciò dovrebbe indurci a voler più bene a tutto quello che ci circonda. Rispetto per tutto e per tutti, quindi. Questi due mesi di “lockdown” ci hanno fatto apprezzare di più ciò che avevamo e che ci è stato tolto, a cominciare dalla libertà di una passeggiata. Quando torneremo a fare le cose di prima, avremo dentro di noi una coscienza diversa e più attenzione per l’ambiente. Lo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che anche andare a scuola è un esercizio di libertà. Spero allora che questa situazione ci abbia fatto comprendere la bellezza della libertà e la maniera migliore per apprezzarla”.

Redazione
© Riproduzione riservata
06/05/2020 10:01:48


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