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I boschi incantati dei Sibillini

Percorsi nel Parco Naturale per ritrovare un mondo antico e contadino

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E’ l’estate il momento perfetto per andar nei monti Sibillini: quando le spiagge affollate sulla costa marchigiana diventano troppo calde, qui sulle alture si respira aria più leggera e le passeggiate offrono l’opportunità di godere appieno delle fioriture spontanee nei boschi. Le 63 diverse specie di orchidee selvaticheche crescono nel Parco Nazionale cominciano ad apparire già da maggio e regalano i loro colori e profumi fino alla prima settimana di giugno, mentre la spettacolare fioritura della Piana di Castelluccio, immortalata dai fotografi di tutto il mondo, dispiega la sua grande bellezza tra l’ultima settimana di giugno e la prima di luglio. Nella terza settimana di luglio, poi, prende vita nel piccolo comune di Smerillo un allegro e ispirato festival di più giorni dal titolo Le Parole della Montagna che regala l’opportunità di serate poetiche e giornate in compagnia adatte ai grandi come ai bambini.  

Andare a piedi tra queste montagne è un’emozione difficile da descrivere, che permette di sentirsi immersi in boschi incantati, ricchi di miti, storie e leggende. Non è solo l’ossigeno che ti apre i polmoni, il vento che scompiglia i capelli, la sensazione vitale di sentire i muscoli guizzare nelle gambe, lo scrosciare delle cascate o il brillare dei fiori nel sole, ma la sensazione improvvisa di sentirsi bambini e lasciarsi trasportare in un mondo antico e contadino fatto di fate, sibille, balli di paese benedetti dall’ebbrezza del vino e viandanti venuti da lontano.  

IL TREKKING  

Che siate allenatissimi o davvero alla ricerca di una passeggiata tranquilla, ilParco Nazionale dei Sibillini offre un’ampia gamma di opportunità. Per chi vuole venir qui con la famiglia e scegliere camminate adatte anche ai bambini, ci sono i Percorsi Natura: sono fatti ad anello, in modo che si possa partire e tornare alla propria macchina in un tempo che varia tra le due ore o le due ore e mezza, secondo la velocità dei camminatori. 

Per chi è attratto dalle sfide, ci sono invece percorsi di sette ore, dotati anche di maggiore pendenza. E se avete in mente di camminare per più giorni, c’è il Grande Anello dei Sibillini, un sentiero che corre lungo il perimetro di tutto il parco passando per i rifugi. Non tutto il sentiero al momento è percorribile, ma i gestori dei rifugi, che qui trattano i turisti come veri amici, si prestano volentieri a dare indicazioni ed eventualmente accompagnarvi in auto nelle parti dove non doveste poter proseguire. Molti di loro sono disponibili inoltre a portare in auto i bagagli da un rifugio all’altro, in modo che possiate camminare liberi.  

Vista sul Lago di Fiastra  

Ci sono inoltre due sentieri adatti anche a chi è in sedia a rotelle. Il primo parte da Forca di Presta e si chiama Sentiero per Tutti, ma attenzione perché ha un tratto con una certa pendenza. Il secondo è il sentiero che percorre per metà il perimetro intorno al Lago di Fiastra: un chilometro di passeggiata molto facile, con comodi parcheggi dove scaricare il necessario con calma per poi godersi camminando il panorama sulle verdi acque del bacino.  

Ma i due percorsi più spettacolari sono certamente quello nelle Gole dell’Infernaccio, che ha da poco riaperto completamente dopo i lavori di risistemazione e messa in sicurezza, e quello che conduce alle Lame Rosse.  

MITI E LEGGENDE  

Andare a piedi nei Sibillini significa anche percorrere sentieri intrisi di storie, favole, leggende e spiritualità contadina. Si narra infatti che il monte Sibilla abbia preso nome dalla presenza nelle viscere della montagna di un’antica sacerdotessa in grado di predire il futuro.  

Se esplorate bene e vi fermate a chiacchierare con gli abitanti del luogo, scoprirete che in effetti esiste ancora sulla sua sommità una grotta ormai inaccessibile denominata appunto grotta della Sibilla. Qui viveva, secondo la leggenda, insieme a delle fate di grandissima bellezza e la sua storia è raccontata in un romanzo cavalleresco medioevale del 1400, Il Guerin Meschino.  

Il Guerin Meschino è il titolo di un’opera letteraria in otto libri, a metà strada fra la favola e il romanzo cavalleresco, scritta intorno al 1410 dal trovatore italiano Andrea da Barberino. La sua prima pubblicazione avvenne nel 1473.  

Ad essa è dedicato il Museo della Grotta della Sibilla a Montemonaco (AP) che conserva testimonianze del mistero marchigiano e la Grande Pietra recante incisioni altrettanto misteriose, trovata sul fondo del Lago di Pilato, bacino nascosto dalle più alte vette dei Monti Sibillini che deve il suo nome proprio a Ponzio Pilato. Si narra infatti che il suo corpo riposi sul fondo del lago, perché considerato l’unico luogo degno della sua sepoltura. Questo lago, in epoca tardo medievale, era frequentato da alchimisti, maghi e streghe provenienti da ogni parte d’Europa.  

Le affascinanti fate che vivevano con la Sibilla si dice che scendessero a valle nelle notti d’estate e andassero a ballare nelle feste dei villaggi sotto la montagna. Tutti gli uomini ne rimanevano incantati e, tra vino e canti, spesso si finiva per cedere all’ebbrezza. E’ così che, incuranti degli avvertimenti della loro regina, alcune sollevavano nel ballo le gonne, mostrando inavvertitamente i loro piedi caprini. Le fate, poi, dovevano tornare nella grotta prima dell’alba e, dicono i racconti, che il sentiero trasversale visibile sulla montagna sia stato creato dalla loro corsa precipitosa quando una mattina si addormentarono e rischiarono di far tardi.  

C’è poi nella tradizione di queste parti una figura magica, fatata, che viene chiamata mazzamurello: una sorta di folletto o gnomo che qualcuno ha assimilato ai leprechaun irlandesi. Alto mezzo metro, sempre ben vestito, è un po’ un burlone e può essere cattivo o buono secondo la situazione. Si chiama mazza-murello perchè porta con sè una grande mazza con la quale durante la notte spaventa gli abitanti delle campagne, battendo con violenza sui muri delle case, facendoli così svegliare di soprassalto. La sua presenza può far scoprire il giorno dopo in casa qualche dispetto, o in altri casi, indicare semplicemente un auspicio di buona fortuna: molto dipende - dicono gli abitanti della zona - dall’accoglienza che trova.  

La Stampa
© Riproduzione riservata
17/05/2018 10:30:09


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