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“Declassate perché lesbiche”. I giudici condannano il sindaco

Calcinato, la responsabile dell’ufficio tecnico sarà risarcita

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Rimossa dall’incarico di responsabile dell’ufficio tecnico del Comune perché lesbica. È successo a Calcinato, comune in provincia di Brescia, dove i giudici della sezione Lavoro della Corte d’appello hanno condannato il sindaco Nicoletta Maestri, il suo vice Mirco Cinquetti, e l’assessore alla Polizia Locale, Stefano Vergano a risarcire Federica Lombardo, per dieci anni a capo dell’ufficio comunale, declassata dopo aver sposato Luisa Zampiceni, all’epoca comandante della Polizia locale, a sua volta costretta a dimettersi. 

Nella sentenza, che ha ribaltato il giudizio di primo grado, la Corte ha riconosciuto il «carattere discriminatorio della condotta del Comune che – si legge – dopo l’unione civile di Federica Lombardo con un’altra dipendente dell’ente, l’ha trattata diversamente da come fatto con gli altri dipendenti per quanto attiene all’assegnazione delle posizioni organizzative».

A dare il via all’iter giudiziario è stata Federica Lombardo, che si è rivolta al Tribunale del Lavoro dopo la rimozione dall’incarico di capufficio che ricopriva dal 2011, avvenuta nel gennaio del 2021, pochi mesi dopo l’unione civile con Luisa. Per attuare l’azione di declassamento, per la prima volta nella storia del Comune, a Calcinato la giunta ha deciso di utilizzare l’istituto della rotazione degli incarichi. Peccato che «la Lombardo – scrivono i giudici – sia l’unica responsabile ad essere stata esautorata dal relativo incarico». 

Stesso trattamento viene riservato quindi alla compagna della Lombardo, Zampiceni, all’epoca comandante della Locale, verso la quale «inizia un atteggiamento discriminatorio, modificando ad hoc la convenzione stipulata dai comuni di Calcinato, Lonato e Bedizzole che sono in convenzione di servizio, costringendola di fatto a dimettersi». Ad aggravare la posizione dei condannati sta poi l’atteggiamento di «almeno due assessori – concludono i giudici – di cui uno vicesindaco, che hanno manifestato in varie occasioni, anche all’interno dello stesso organo esecutivo del Comune, la loro disapprovazione dei legami tra persone omosessuali e il loro dissenso contro la legge introduttiva dell’istituto delle unioni civili».

«Confido – ha detto Lombardo dopo la pronuncia della Corte - che la sentenza che ha accertato il carattere discriminatorio della condotta degli amministratori comunali nei miei confronti sia da esempio, affinché le decisioni private non condizionino l’attiva professionale».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
06/12/2022 14:22:42


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